|
SOTTUFFICIALE DELL'ARMA RIFORMATO.
|
 |
Al
Sig. Comandante Generale Arma dei Carabinieri
ROMA
Al Sig.
Comandante della Regione Carabinieri Toscana
FIRENZE
Alla
Rappresentanza dei Carabinieri (Co.Ba.R.) Toscana
FIRENZE
Al
Presidente della Regione Toscana
All'Assessore
Regionale della Sanità Toscana
Alla Commissione Regionale
per le Pari Opportunità della Toscana
Al Signor Sindaco del Comune di Campi Bisenzio (FI)
All'Ordine
dei medici della Toscana
All'ufficio Relazione con il Pubblico Asl 10 di Firenze
Agli
Organi di stampa e a tutte le persone di "buona volontà" che possano
darmi
una mano
Oggetto: mobbing in caserma-richiesta d'aiuto.
Altro materiale pubblicato qui:
http://www.forzearmate.org/2005/campisi_18012005.htm
Sono il Maresciallo Capo dei Carabinieri in "quiescenza"
Gaetano Campisi, di cinquantadue anni, trenta dei quali trascorsi
nella Gloriosa Arma dei Carabinieri.
Mi sono arruolato all'età di diciassette anni e mezzo ed
ho svolto servizio nei più svariati reparti di prima linea, come
l'antidroga di Roma, Napoli e Milano, e reparti operativi sparsi
per l'Italia; ho partecipato alle indagini della bomba a piazza
della Loggia a Brescia, ho prestato servizio nell'antimafia di
Palermo ed ho fatto anche la scorta ad un magistrato. Tanti anni di
servizio spesi con onestà, abnegazione e sacrificio, sino al giorno
in cui mi ha colpito una grave malattia dell'intestino (il MORBO DI
CROHN), che mi ha poi costretto a lasciare l'attività operativa per
quella burocratica.
Nel 1991 è iniziato un contenzioso con la mia
amministrazione, per un banale "caso di ufficio". Ho fatto una
richiesta affinché l'amministrazione potesse adoperarsi nel
migliorare gli ambienti insalubri dove l'ufficio era locato. Viste
le mie condizioni mediche, l'ambiente malsano, umido di quell'ufficio
mal si conciliava con il mio stato. Fui mandato, per questo, a
visita psichiatrica e fui obbligato ad una sospensione del lavoro ed
aperta una procedura di malattia a mio carico, per "RIGIDITA'
DELL'IO". Diagnosi che è stata sconfessata da due cliniche
Universitarie, rispettivamente quella di Siena del prof. Saulo
Sirigatti e di Pisa, del prof. Pietro Sarteschi e, in terza battuta,
dal prof. Arnaldo Ballerini, come consulente esterno, chiamato in
causa dalla mia amministrazione.
Chiusa la procedura di malattia, speditamente, fui ritenuto idoneo
al lavoro.
Sono stato più volte denunciato, dalla mia
amministrazione, sotto forma di informativa all'Autorità giudiziaria
militare di La Spezia, con pronunciamenti di archiviazione in
istruttoria, senza che io fossi informato.
Nel febbraio del 2003, fui mandato a visita presso
l'infermeria presidiaria del Comando Regione Carabinieri a Firenze.
Il medico, lì presente, mi dichiarava "non idoneo" per 30 gg. per
"Reazione ansiosa in situazione di conflittualità"; allo scadere dei
quali, fui inviato al Centro di Militare di Medicina Legale di
Firenze dove la commissione medica (composta da pediatra,
dermatologo, otorino laringoiatra ecc...) mi ha trattenuto in
malattia per "RIGIDITA' CARATTERIALE" per altri due anni.
Sono stato, infine, posto in congedo per un altro
lungo periodo di malattia.
Ho chiesto alla mia amministrazione di indicarmi un
medico che potesse curami della "RIGIDITA' CARATTERIALE"ed ho
ottenuto due risposte, che riporto testualmente:
- la prima, del Capo di Stato Maggiore Int. Col. Salvatore Maiorana.
con prot. N. 11/1-3-RP dell'11gennaio 2005 che qui riporto
integralmente:
1.. "In esito alla Sua istanza del 30 novembre 2004, si
rappresenta che, a parere del Direttore dell'Infermeria Presidiaria
di questa Regione, la "PERSISTENTE RIGIDITÀ CARATTERIALE",
riscontrataLe in sede di visita collegiale del 4.11.2004, non
configura sicuri aspetti psicopatologici
meritevoli di terapia farmacologica ma di adeguato supporto
psicologico.
2.. Per quanto precede ed al fine di fornirLe un indirizzo
specifico, si informa che nell'area intranet del portale dell'Arma,
è possibile consultare il sito " dell'Ordine Nazionale degli
Psicologi", cui fare riferimento per l'individuazione di un
professionista super partes, a Sua scelta".
-la seconda, a firma del
Capo di Stato Maggiore Col. Cosimo Chiarelli conprot. n.
25/58-1/2005-RP del 7 marzo 2005, che afferma quanto segue:
"Seguito lett. nr.11/1-3-RP dell'11 gennaio 2005
Il Comando Generale IV Reparto - Direzione di Sanità ha
rappresentato che, per la cura della patologia riscontrata Lei
potrà:
a.. avvalersi dei consulenti esterni del Servizio di Psicologia
Medica presso l'infermeria Presidiaria di questa Regione.
(allegato"A" ) b.. ricorrere, in alternativa, alle strutture del
Servizio Sanitario
Nazionale che eroga prestazioni diagnostiche e terapeutiche in
regimeambulatoriale. (allegato"B" )
Confortato da queste autorevoli risposte, inviavo una richiesta di
cura al prof. Adolfo Pazzagli direttore dell'Istituto di Psicologia
clinica dell'Università di Firenze, che mi rispondeva prontamente:
"Gentile Maresciallo, la rigidità caratteriale non è una diagnosi nèpsicologico
clinica nè psichiatrica ma un'attribuzione che descrive alcune
caratteristiche della personalità. Per questo non sono previsti
trattamenti specifici. Se la rigidità determina sofferenza nel
soggetto, allora, solouna psicoterapia può, in qualche caso, essere
di aiuto al soggetto. Oggi le psicoterapie si svolgono solitamente
come attività private; per una valutazione diagnostica e per
l'indicazione di eventuale trattamento può prendere appuntamento
attraverso l'ambulatorio del dipartimento, telefonando al
055.4277482. La informo poi che il responsabile attuale di questo
servizio è la prof. Benvenuti. Cordiali saluti, Adolfo Pazzagli".
Mi sono recato prontamente, quindi, dalla prof.ssa Benvenuti, che
dopo avermi visitato mi ha rilasciato il seguente referto:
"Egregio dott. Lottini, ho visto due volte il suo paziente
Gaetano Campisi, che mi chiedeva una valutazione clinica di
patologia mentale e di eventuale terapia da attivare. Vedendo il
materiale che il Signor Campisi ha portato, e credo di poter
ipotizzare che si sia trattato di una situazione di conflitto
esasperato e autoalimentato negli anni, in cui sono stati
trasformati in diagnosi psichiatriche alcuni tratti di personalità
non patologici di per sè, ma che sono apparsi tali nel contesto di
rivendicazione che si è creato. Se l'ipotesi è corretta, come credo,
non ci sono trattamenti terapeutici da attivare neppure di tipo
psicoterapeutico. Cordiali Saluti. Paola Benvenuti".
In data 12 maggio u.s.mi recavo nella seconda struttura medica
indicata dal Comando Generale dell'Arma dei Carabinieri, cioè
all'azienda sanitaria n. 10, ambulatorio di psichiatria, dove due
medici mi hanno rilasciato il seguente referto:
"Attestiamo che il signor Campisi Gaetano, nato a Cefalù (PA), il
....., non è in cura presso il Servizio di Psichiatria, nè presso il
servizio di psicologia di questa zona Sanitaria della ASL 10
-Firenze. In passato egli ha avuto ripetuti contatti con gli
scriventi in relazione al suo problematico e conflittuale rapporto
con l'Amministrazione pubblica, di cui è dipendente, per consigli e
indicazioni medico-legali. Come è stato
ribadito nel corso degli anni dai numerosi specialisti, a vario
titolo, consultati, nell'ambito del contenzioso fra il sig. Campisi
e l'Arma dei Carabinieri e, di recente dal prof. Pazzagli, direttore
dell'Istituto di
Psicologia clinica dell'Università di Firenze, anche a nostro
giudizio, il termine "persistente rigidità caratteriale" ,
attribuito al Campisi dal Direttore dell'Infermeria Presidiaria
della Regione dei Carabinieri della Toscana, in data 11.1.05,
non corrisponde nè ad una definizione psicologico - clinico, nè ad
una diagnosi psichiatrica. Anche a nostro parere il signor Campisi
non necessita nè di cure psichiatriche, nè di trattamento
psicologico ( fra l'altro una terapia psicologica, peraltro
effettuabile solo in ambito privato, non ci appare indicata in
questa specifica situazione). Firmato dott. Giuseppe Livio Comin e
dott. Pier
Giovanni Serafini".
Vi ho raccontato il mio caso, perché ho bisogno della Vostra
attenzione e del Vostro interessamento.
Vi chiedo di aiutarmi a capire se:
Ø La "RIGIDITA' CARATTERIALE" diagnosticata dagli organi
sanitari militari, spesso consulenti presso i Tribunali Italiani sia
o non sia una patologia. Se sì, chi mi deve curare?
Ø A seguito di questa diagnosi, perché ho perso il mio posto di
lavoro? A causa della mia malattia o per quale altro motivo?
Ø E' stata violata la legge 13 maggio 1978, n. 180, meglio
conosciuta come legge Basaglia?
Certo di un Vostro atteso aiuto, Vi ringrazio anticipatamente
Mar. Capo dei CC in
quiescenza
Gaetano
Campisi
La presente richiesta è stata inviata ai più importanti enti
istituzionali e
commissioni italiane ed estere.
15/6/2005
|