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Giovani soldati al fronte “per un pugno di dollari"

 

 

Giornale del Popolo
Edizione del 12/04/2003

Primo Piano

Milizia - Combattere per la gloria della Patria

Giovani soldati al fronte “per un pugno di dollari”

 

di Marco Blaser

Ma chi ha combattuto, al fronte, per la gloria di Bush, di Condoleeza Rice o di Rumsfield e Cheney ? L'armata, ancora sul posto, è forte di circa 300 000 militi. 

Si sono arruolati per “essere e avere”. Sono giovani ventenni. Per la maggior parte provengono dall'ampio bacino dei disoccupati. Non hanno avuto la fortuna di vivere in un paese che ha ospitato Hermann Hesse o Erich Fromm.

Non hanno letto Jung, Horkheimer, Günter Grass, Andersch o Frisch. Avrebbero potuto e dovuto leggere Marcuse. Ma gli artiglieri che nel '68 mettevano i fiori nei cannoni sono ora accovacciati negli uffici governativi di Washington DC e si guardano bene dal rievocare, ai giovani, le speranze che nutrivano allora. Guidano una guerra combattuta anche dagli emigranti in attesa di un visto. In Iraq sono infatti schierati quasi 40 000 “mercenari”che, con l'impegno per la bandiera a stelle e strisce, si guadagneranno l'agognata “green card”, il permesso di soggiorno,di lavoro e la cittadinanza USA. 

Fra un anno potranno essere raggiunti, in certi Stati dell'Unione, anche dai loro familiari. Ecco perché sul fronte iracheno è facile incontrare dei giovani messicani, portoricani, filippini e qualche europeo. 

Al nutrito drappello dei “senza speranza” appartiene anche la diciannovenne Jessica. Disoccupata, senza futuro, accettò la proposta dell'ufficio di reclutamento della cittadina di Palestine (un nome che non poteva che portare in Medio oriente…). L'avrebbero vestita e nutrita. Con i soldi risparmiati si sarebbe pagata gli studi per diventare maestra d'asilo. Ora è ricoverata all'ospedale militare americano in Germania. Il suo avvenire appare incerto. E' vittima della crisi che tormenta il West Virginia: la disoccupazione sfiora il 20%. 

I combattenti inviati in Iraq sono reclutati al 70% fra i giovani in cerca di lavoro. Provengono quasi tutti dagli strati meno abbienti. Per loro l'avventura irachena rappresenta una fuga dalla noia e dalle incertezze quotidiane. L'esperienza in divisa li ha inquadrati nella classe di stipendio E-3 . Il salario mensile, esentasse, è di 1400 $ ( compresi i 150 $ di indennità rischio di combattimento/Hostile fire pay). Sommando le varie aggiunte il milite di leva raggranella circa 2000 $. Molti, grazie ai corsi di formazione sotto le armi, diventano poi meccanici, autisti o cuochi. Per gli immigrati, legali o illegali, arriveranno anche il permesso di soggiorno e la cittadinanza. Sta meglio chi ha già un mestiere. Un pilota d'elicottero da trasporto può trovarsi nella busta paga 10 000 $. Arrischia però il licenziamento immediato, senza indennità, nel caso fallisse una missione: nell'US army non c'è posto per le divergenze sindacali.


Intanto a Washington l'ufficio dell'assistenza sociale sta già valutando le preoccupazioni dei reduci. Il loro reinserimento nella vita civile, con le difficoltà psicologiche create dalla snervante ricerca di un lavoro che non c'è, appare problematico ! Ma nel deserto, fra il Tigri e l'Eufrate, c'è chi sta peggio. I militi iracheni, ancora impegnati in battaglia, più o meno nutriti, vestiti e alloggiati, avrebbero diritto a una paga mensile di poco superiore ai 10 frs. I granatieri della Guardia repubblicana combattono invece per 50 frs al mese con il privilegio di ricevere anche abiti civili e un alloggio per le famiglie.

A questo punto sarebbe troppo banale rievocare gli interessi che girano attorno all'oro nero e le fortune degli sceicchi…!

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