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Un eroe vale 124mila euro |
IL RESTO
DEL CARLINO DEL 16/11/2003
Indennizzi
per morte inferiori a quelli per il colpo di frusta in auto
LA BEFFA / Carabinieri, polizia, militari: ecco i risarcimenti di
legge
Si
rischia la vita in Iraq per 4.500 euro lordi al mese. E in caso di
morte, quello che la burocrazia definisce con un linguaggio
fastidiosamente asettico equo indennizzo è un assegno di 14.000 euro.
«Stiamo parlando di una somma inferiore a quella del colpo di frusta
nelle tabelle risarcitorie delle assicurazioni sulla responsabilità
civile nella circolazione delle automobili», denuncia Filippo
Saltamartini, segretario nazionale del Sap, il sindacato autonomo di
polizia.
«La prossima settimana, soprattutto su sollecitazione del Cocer dei
Carabinieri e della Guardia di Finanza, faremo una conferenza stampa
per rendere pubblico che la speciale elargizione definita dalla legge
per le vittime è di 110.000 euro, a cui si somma appunto l'equo
indennizzo per la morte di 14.000 euro. Ditemi voi se la vita di uno
che va in guerra può valere 240 milioni di vecchie lire...».
Il dolore e lo sgomento per la tragedia di Nassirya si sovrappongono a
un senso di frustrazione dalle radici profonde e antiche tra i
militari e le forze di polizia. Il miraggio delle buste paga «anabolizzate»
dagli ingaggi delle missioni all'estero è molto spesso, fuori dalla
retorica, la motivazione più forte e reale per sbarcare decentemente
il lunario.
Si parla tanto di Europa e di Unione europea, ma le retribuzioni dei
nostri militari, dei carabinieri e dei poliziotti sono ai livelli più
bassi.Una frattura tra i Paesi della fascia del Mediterraneo e quelli
del Centro-Nord. In Germania, Francia, Inghilterra, ma anche in
Svizzera e Austria, i «colleghi» dei nostri connazionali in divisa
guadagnano almeno il 40% in più, se non il doppio.
Ma sui militari impegnati nelle missioni all'estero gravano da tempo
altri nodi che spesso sono stati sciolti solo da sentenze del Tar o
del Consiglio di Stato.
«Non è mai stata corrisposta, salvo ricorso al Tar, l'indennità di
trasferimento prevista dalla legge per i militari che rientrano da
missioni all'estero di lungo periodo, inferiori ai sei mesi. Più o
meno fino al 2000 la materia era disciplinata dalla legge 100 del
1987, che riconosceva circa 25 milioni di lire lorde, per i due anni
successivi la fine della missione. Dal 2001 la Legge 86 ha continuato
a ribadire che al rientro in Italia, anche in caso di missione presso
sedi di ambasciate e diplomatiche, si ha diritto a percepire questa
indennità».
Il 2003 sembrava l'anno della svolta, attesa da troppo tempo.
«A maggio abbiamo firmato il contratto che apriva la strada dello
sganciamento dal pubblico impiego — ricorda Giorgio Innocenzi,
segretario della Consap —, sganciamento che di fatto non c'è stato. La
Finanziaria tuttora in discussione non ha fatto altro che ripercorrere
le strade precedenti: ha massificato tutti quanti noi nel calderone
del pubblico impiego e addirittura ha eliminato dei fondi specifici
per il comparto sicurezza».
«La situazione è davvero drammatica: abbiamo una carenza di 660
commissari di polizia che hanno preferito dimettersi per andare a
lavorare alle Asl, — ribadisce Saltamartini — la Finanziaria che è al
Senato stanzia 360 milioni di euro, circa 32 euro lordi a persona, ma
non sappiamo ancora quali saranno i contenuti del maxiemendamento che
il governo presenterà alla Camera mercoledì prossimo».
An ha presentato ieri al Senato un disegno di legge per aumentare
immeditamente la speciale elargizione per caduti o feriti per cause di
servizio da 75mila a 500mila euro in caso di morte e da 75mila a
250mila in caso di ferite. Gli ha fatto eco la Margherita alla Camera
chiedendo sostegni alle famiglie: vitalizio alle vedove, assegno per i
figli fino alla maggiore età e aiuti a chi ha riportato invalidità.
di Lorenzo Sani
Il Resto del Carlino
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