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<<Chiusa
inchiesta procura di Roma sull'attentato di Nassiriya>>
Articolo tratto
dalla
Gazzetta del Mezzogiorno del 23/10/2006
Verrà chiesto il
rinvio a giudizio dell'unico indagato per strage con finalità di
terrorismo: Abu Omar Al Kurdi. Nell'attentato del 12 novembre
2003 morirono 19 italiani tra militari e civili
ROMA - Si è
conclusa l’ inchiesta della procura di Roma sull’ attentato di
Nassiriya del 12 novembre 2003 in cui morirono 19 italiani tra
militari e civili.
Entro la fine dell’ anno, una volta esauriti gli ultimi
adempimenti formali, i pm Franco Ionta, Erminio Amelio e Pietro
Saviotti depositeranno gli atti prima di chiedere il rinvio a
giudizio dell’ unico indagato per strage con finalità di
terrorismo: Abu Omar Al Kurdi, il terrorista iracheno ritenuto
uno dei luogotenenti di Abu Musab Al Zarqawi, ucciso dagli
americani il 7 giugno scorso.
Al Kurdi, arrestato dai soldati Usa a Falluja, è detenuto in
Iraq con l’ accusa di aver progettato una trentina di attentati,
per i quali rischia la pena di morte: ha già confessato di aver
preparato il camion bomba che piombò sulla Base Maestrale,
occupata dagli italiani, precisando che, in realtà, gli
attentati dovevano essere due ed avvenire in contemporanea. Ma
un imprevisto tecnico-organizzativo vanificò il progetto.
Sentito dai pm romani tramite rogatoria internazionale e in
collegamento in videoconferenza la scorsa estate, il terrorista
ha dichiarato che l’ attacco al quartier generale italiano
rientrava in un’ ottica di aggressione alle «truppe occupanti
dell’ Iraq». Il camion bomba, ha aggiunto, fu preparato insieme
con Haji Thamer, ucciso a Falluja. Ai magistrati romani Al
Kurdi, il cui ruolo nell’ organizzazione era quello di gestire
gli aspiranti kamikaze, ha precisato che l’ operazione fu
preceduta da una serie di sopralluoghi e fu ideata
indipendentemente da particolari attività del governo italiano.
Non solo, il via libera all’ operazione, secondo il terrorista
iracheno, arrivò dal consiglio religioso della «Shura» per il
tramite dello stesso Al Zarqawi, il capo di Al Qaida in Iraq.
Oggi uno dei pm titolari dell’ inchiesta, Amelio, ha incontrato
l’ avvocato Francesca Conte, legale dei familiari delle vittime
nel procedimento aperto dalla procura militare di Roma sulle
presunte carenze legate all’ adozione delle misure di sicurezza
della base Maestrale. Due ufficiali dei carabinieri, all’ epoca
dei fatti in forza al Msu, l’ unità specializzata
multinazionale, rischiano ora di vedersi notificare una
richiesta di rinvio a giudizio nell’ambito di questa inchiesta.
23/10/2006
Articolo tratto
dalla
Gazzetta del Mezzogiorno
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