Telemedicina:
dalla sanità militare competenze all'avanguardia in
Europa
FONTE: WWW.DEDALONEWS.IT
La
possibilità di effettuare consulti, analisi e
radiografie a distanza, teleassistenza domiciliare,
sta facendo della telemedicina uno dei settori di
maggior interesse nell’ambito dei nuovi servizi che
stanno nascendo dalle tecnologie satellitari e di
comunicazione a banda larga. Quello che però è
oggetto di convegni e dimostrazioni, la sanità
militare italiana lo ha già sviluppato, sperimentato
e adottato
come servizio di routine
in numerose occasioni, accumulando una competenza
decennale unica in Europa, che potrebbe essere
utilizzata vantaggiosamente da altre strutture
pubbliche e private come le ASL, la protezione
civile, i presidi sanitari in zone di difficile
accesso o nelle carceri: è quanto emerso dalla
presentazione dei servizi di telemedicina fatta il
12 scorso presso l’ospedale militare Celio di Roma
in occasione di una visita di parlamentari ed
esperti del Copit-SIPS, presenti tra gli altri l’on.
Mario Tassone, presidente del
Copit, e l’amministratore delegato di Telespazio
Giuseppe Veredice.
«La Difesa - ha ricordato il generale
Michele Anaclerio, consigliere per la
sanità militare del ministro della Difesa - ha
lavorato fin dal 1996 con l’Agenzia spaziale
europea, l’Agenzia spaziale italiana, Alenia Spazio
e San Raffaele di Milano, dotandosi di uno strumento
che nessuna altra forza in Europa possiede. Non
solo, siamo primi in Europa e secondi solo agli
Stati Uniti, ma siamo stati anche i primi al mondo
ad utilizzare la telemedicina per la popolazione
civile» nelle aree dove sono presenti contingenti
italiani. Una convinzione di eccellenza condivisa
dal maggiore generale medico Federico Marmo,
capo del dipartimento Sanità dell’esercito, secondo
il quale «la telemedicina è uno dei nostri più belli
fiori all’occhiello».
I dettagli delle capacità acquisite e degli sviluppi
futuri sono stati illustrati dal ten. col. Pierluigi
Panfili, ufficiale medico
caposervizio di telemedicina. «Il valore di questo
strumento, potenzialmente enorme dal punto di vista
economico e sociale - ha detto - non poteva essere
ignorato dalla Sanità Militare italiana, che da
oltre 20 anni svolge la sua attività umanitaria
nelle molteplici missioni che hanno visto le nostre
truppe interporsi tra fazioni in conflitto nelle più
disparate aree del mondo. L’implementazione della
Telemedicina da parte delle forze armate è
cominciata nel 1996 con l’invio di militari italiani
in territorio bosniaco. Nacque così il progetto
SHARED (Satellite Health Access for Remote
Environment Demonstrator), un progetto pilota basato
sull’uso di satellite elaborato in pochi mesi
dall’Agenzia spaziale italiana in collaborazione con
quella europea. Nel 2002, conclusa la fase
sperimentale, SHARED è entrato nella fase
operativa».
La fase sperimentale, ricorda Panfili, ha consentito
di acquisire la necessaria esperienza e di
individuare i principali campi di applicazione, tra
i quali:
primo soccorso ed emergenza da remoto
effettuazione di teleconsulti
fornitura di supporto medico specialistico
acquisizione e trasmissione di dati sanitari
(teleradiologia, teleimaging ecc.)
formazione medica a a distanza.
Ulteriori passi, in futuro, riguarderanno la
capacità di monitorare un soldato direttamente in
corso di operazioni, il che è «un’importante
ricaduta anche dal punto di vista psicologico perché
permette al soldato di non sentirsi solo neanche sul
campo di battaglia», ha notato Tassone. Il
presidente del Copit ha però sottolineato che «non
dobbiamo fermarci ai risultati raggiunti, ma fare
una riflessione sulle attività che le Forze Armate
possono fare nel civile, perché dalle tecniche messe
a punto per teatri di guerra possano venire benefici
per un clima e un mondo di pace».
Nel
2003, ha infine ricordato il ten. col. Panfili, è
stato varato il progetto ATHENA per l’ammodernamento
dell’intero sistema in vista del raggiungimento
dell’obiettivo finale che prevede una stazione
"Capomaglia" presso il Policlinico Militare di Roma,
sede del TOC (Telemedicine Operational Center)
collegata via reti terrestri e satellitari con
centri militari e ospedali civili dotati di
telemedicina in patria e all’estero, comprese le
navi militari.
Le possibilità di diagnosi a distanza saranno
ulteriormente potenziate in un futuro prossimo con
l’adozione di strumenti innovativi, quali il MoVIDA
Glove e il WHEALTHY, il primo destinato ad essere
indossato da un operatore anche non medico e il
secondo realizzato integrando in una maglietta
biosensori che rilevano costantemente temperatura
del corpo, frequenza cardiaca e tracciato
elettrocadiografico.
L’adozione della telemedicina, oltre a garantire
vantaggi in termini medici, consente risparmi che,
in ambito militare, si traducono in circa 40.000
euro per ogni sgombero sanitario che si è potuto
evitare. Tra gli impieghi civili, oltre a quello più
ovvio della Protezione civile, si possono ricordare
la teleassistenza o l’uso nelle carceri, dove i
malati hanno grandi difficoltà ad essere sottoposti
a consulti ed esami specialistici per le restrizioni
alla libertà.
Nel corso della presentazione, è stato effettuato un
collegamento con il Kossovo, nel corso del quale
sono stati analizzati in tempo reale i dati di una
radiografia toracica per la quale era stato
richiesto un teleconsulto, e la situazione di una
bambina ustionata, in cura presso il presidio
militare italiano.
Al termine, il gen. Anaclerio ha ricordato che molto
resta comunque da fare anche dal punto di vista
legislativo, per individuare le responsabilità degli
operatori sanitari, che nella telemedicina sono
ancora molto sfumate e imprecise.