Oggi, dopo 1273 giorni da quando il 7 giugno del 2003 la
Bandiera italiana fu issata per la prima volta a Nasiriyah, si
chiude con l'ammainabandiera la missione "Antica Babilonia".
Nel momento del rientro in Patria della Bandiera del 1°
reggimento bersaglieri della Brigata "Garibaldi", siamo qua
tutti assieme, per salutare a nome dell'Italia la gente
della Provincia di Dhi Qar e tutto il popolo iracheno col
quale abbiamo condiviso questi anni che vengono così affidati
alla memoria.
Della presenza dei militari italiani in questi luoghi,
una cosa vorremmo che fosse ricordata: pur in un contesto
profondamente segnato dalla guerra, il loro passo e la loro
azione furono guidati sempre da sentimenti di pace.
In nome di questi sentimenti, i soldati italiani hanno
messo la loro umanità al servizio della convivenza civile e
delle sue Istituzioni, affinché i valori che danno ad esse
vita avessero il tempo di crescere e di ritrovare le loro
radici nella antica civiltà del suo popolo.
In nome di questi sentimenti essi si sono spesi da
italiani e da soldati perché la sicurezza, la stabilità e
l'ordine tornassero pienamente nelle mani del popolo iracheno.
Ora il nostro Contingente rientra in Patria.
Rientra per ottemperare ad un esplicito mandato ricevuto dai
cittadini italiani e suggellato, su proposta del Governo, dal
Parlamento nella sua quasi totalità.
Quando definimmo il nostro intendimento di concludere la
missione, ci impegnammo affinché tale conclusione si svolgesse
nell'ordine, nella dignità e nella sicurezza: nel rispetto
delle esigenze di sicurezza del Paese che ci ospitava e degli
Alleati, con i quali condividevamo le nostre responsabilità,
sulla base di un accordo con tutte le parti interessate.
Riteniamo che quello che ci siamo proposti, che quello
che abbiamo annunciato e condiviso sia quello che abbiamo
fatto.
Il rientro del Contingente italiano non significa, però,
la fine di una strada comune, la fine di una strada da
percorrere insieme al popolo e alle Istituzioni irachene.
L'Italia non volterà le sue spalle all'Iraq, dissi qua
nello scorso maggio, all'indomani del mio insediamento come
Ministro.
Lo ripeto oggi in questo momento solenne a nome del Governo
della Repubblica.
A conclusione della nostra presenza militare, con il
rientro del nostro Contingente, l'impegno dell'Italia
proseguirà attraverso una rafforzata collaborazione politica,
civile, umanitaria di sostegno alle Istituzioni e alla
ricostruzione del Paese.
Anche se la Provincia di Dhi Qar, il territorio della
cui sicurezza ci siamo trovati a condividere la
responsabilità, dispone di un quadro di sicurezza adeguato,
noi siamo consapevoli che le fiamme dell'incendio divampano
ancora in molte parti dell'Iraq.
Anche per questo, per la consapevolezza della qualità
della convivenza in questo territorio, sentiamo il dovere di
condividere i risultati del nostro operato con tutti coloro
con i quali ci siamo trovati ad operare.
A tutti loro va il nostro ringraziamento.
Un ringraziamento particolare, come particolari e profondi
sono i sentimenti che si provano nei riguardi di chi è stato
un compagno d'armi per oltre tre anni, in una dura situazione
operativa.
I soldati italiani sanno di aver condiviso per tutto
questo tempo con i loro colleghi iracheni, britannici,
statunitensi, romeni, portoghesi e di tutti gli altri
Contingenti della coalizione tutto ciò che forma la tragedia
e la grandezza della vita.
Ed ora, prima di muovere di nuovo i nostri passi sulla
via del ritorno, prima che la Bandiera d'Italia sia
definitivamente ammainata su questa terra, consentitemi di
salutare, ancora una volta, i nostri Caduti, di salutarli così
come feci in occasione della mia prima visita in terra
irachena.
Oggi come allora, e come da allora abbiamo iniziato a
fare, desidero chiamare, uno per uno, i loro nomi per
ricordare assieme ad essi i loro volti, i loro ideali, i loro
sogni.
Desidero ricordarli, come Soldati e come Uomini, non per
prendere commiato da loro, ma per riportarli ancora una volta
al nostro cuore, in questa terra dove per la missione "Antica
Babilonia" essi hanno sacrificato, in nome dell'Italia, la
loro vita per la pace.
1) Maresciallo Capo Massimiliano Biondini;
2) Maggiore Marco Briganti;
3) Maresciallo Aiutante Massimiliano Bruno;
4) 1° Caporal Maggiore Alessandro Carrisi;
5) Sergente Davide Casagrande;
6) Sottotenente Giovanni Cavallaro;
7) Maggiore Nicola Ciardelli;
8) Maresciallo Ordinario Marco Cirillo;
9) Maresciallo Capo Simone Cola;
10) Brigadiere Giuseppe Coletta;
11) Maresciallo Aiutante Carlo De Trizio;
12) Caporal Maggiore Capo Scelto Emanuele Ferraro;
13) Capitano Massimo Ficuciello;
14) Appuntato Scelto Andrea Filippa;
15) Sottotenente Enrico Frassanito;
16) Sottotenente Enzo Fregosi;
17) Maresciallo Capo Daniele Ghione;
18) Brigadiere Ivan Ghitti;
19) Vice Brigadiere Domenico Intravaja;
20) Maresciallo Aiutante Franco Lattanzio;
21) Colonnello Giuseppe Lima;
22) Appuntato Horatio Maiorana;
23) Sergente Salvatore Marracino;
24) Sottotenente Filippo Merlino;
25) Maresciallo Capo Silvio Olla;
26) Caporal Maggiore Pietro Petrucci;
27) Caporal Maggiore Scelto Alessandro Pibiri;
28) Maresciallo Aiutante Alfio Ragazzi;
29) Caporal Maggiore Scelto Antonio Tarantino;
30) Sottotenente Alfonso Trincone;
31) 1° Caporal Maggiore Matteo Vanzan;
32) Caporal Maggiore Scelto Massimo Vitaliano.
Il nostro pensiero non può non andare, in questo
momento, anche al dottor Marco Beci e al dottor Stefano Rolla,
uomini che pur non avendo prestato giuramento di fedeltà alla
Patria, hanno condiviso coi militari un destino crudele.
Ricordiamo infine il dottor Nicola Calipari, del Servizio
Informazioni per la Sicurezza Militare, che ha sacrificato la
propria vita affinché altri potessero vivere.
Il vostro sacrificio non è stato vano.
Il vostro ricordo ci accompagnerà per sempre.
FONTE:
WWW.DIFESA.IT
1/12/2006