La maggior parte della ricchezza finanziaria degli ultimi dieci
anni si sta sempre più concentrando altrove, limitando
notevolmente le ormai carenti risorse di reddito derivato da
stipendio del personale militare non direttivo.
Ordinarie ormai sono le stangate dovute da aumenti dei prezzi di
luce, gas e benzina; nonché dei costi per le spese alimentari,
di primaria importanza per il personale militare non direttivo,
per lo più monoreddito e senza pretese di espandere le proprie
spese in acquisti di servizi e beni superflui.
Il peso fiscale sugli stipendi non è alleviato, anzi continua a
salire inasprendolo quasi ogni mese con trattenute che
abbassano il netto da percepire. Il personale militare non
direttivo della base chiede una svolta, attraverso la
sensibilizzazione del problema, che se non viene affrontato in
modo esaustivo, può solo contribuire a rendere sempre più
depauperate da abbassamenti del potere d’acquisto della moneta,
le esigue risorse mensili degli stipendi.
E’ cosciente del forte interesse dei Governi di tagliare le
spese della Difesa, che purtroppo incidono anche sui salari,
rendendoli indifesi ad affrontare i grandi temi economici del
Paese. Non fa in tempo a ricevere i piccoli aumenti stipendiali
previsti dalle concertazioni, che già riceve per famiglia un
aumento consistente sui costi del caro vita (si parla
recentemente di un aumento procapite di circa 800 euro annuali
per aumenti sui costi di luce, gas, latte e pane).
Il personale militare non direttivo sente poca attenzione verso
le proprie necessità, che si dovrebbero soddisfare con i
risultati dalle concertazioni economiche e normative, nonché
dalle leggi finanziarie che dovrebbero essere incisive e
persuasive a dover dimostrare l’interesse a contenere almeno il
potere d’acquisto dei salari.
Ad ogni
provvedimento economico il personale militare non direttivo
aspetta ed auspica investimenti dello Stato per alleggerimenti e
distribuzione di qualche beneficio in più di quanto si riesce ad
ottenere, attualmente molto limitato e sempre in perdita ( ci
danno pochi soldi di aumento, dopo averci aumentato tutto,
soprattutto i costi del caro vita).
Certamente non giova sapere che si è lavorato molto sulle
aliquote IRPEF e sulle trattenute INPDAP, poco sulle detrazioni
per familiari a carico (soprattutto per moglie e figlio a
carico).
Sembrerebbe, ma
ne ho quasi la certezza, che i recepimenti dei provvedimenti di
concertazione per il personale militare non direttivo siano
tutti imperniati ad una attenta e corretta logica intesa a far
credere di dare qualcosa che di fatto non solo viene già tolta,
ma aumentata dai costi del caro vita.
Tale problematica purtroppo, a detta del personale militare non
direttivo, non viene esposta e soprattutto nulla si fa per
avviare nel tempo iniziative e proposte per rendere meno
deficitaria la situazione che si viene prospettando con il
passare del tempo.
Gli aumenti ed i rincari sui beni al consumo non conoscono
battute d’arresto, ma le nostre concertazioni, sì! Non
dimentichiamoci che il cibo rappresenta, in percentuale sul
reddito, la principale spesa delle famiglie meno abbienti. Penso
che mettersi a dieta non riesca a salvare le tasche dei
colleghi.
Pertanto
negli ultimi dieci anni i provvedimenti di concertazione per il
personale non direttivo del Comparto Difesa e Sicurezza si sono
sempre conclusi di fatto con l’illusione che viene dall’alto di
farci percepire una giusta e dovuta retribuzione per far fronte
al caro vita e soprattutto all’avvento dell’euro. Di fatto la
situazione politica ed economica del Paese ha favorito un forte
depauperamento del potere di acquisto delle retribuzioni,
rendendolo palese quasi ogni mese con ulteriori detrazioni
dovute soprattutto ad aumenti dell’Irpef, dell’Irpef regionale e
di quella comunale. Tra l’altro recentemente, con l’attuale
Governo si è voluto aumentare il dovuto alle Regioni ed ai
Comuni.
Si è notato che tutte le procedure di calcolo delle trattenute e
ritenute finora adottate, sono tese a ridurre il netto mensile
retributivo, che ulteriormente viene colpito dal caro vita e dai
costi vivi ovvero quelli necessari per i bisogni primari e
sostanziali, a scapito di un aumento delle tasse e delle
imposte.
L’ultimo schema di provvedimento relativo al quadriennio
normativo 2006 – 2009 ed al biennio economico 2006 – 2007, ci
induce a rafforzare quanto sopra, giacché tale provvedimento è
stato firmato con notevole ritardo e tuttora in corso di iter
formativo che si è risolto da poco solo parzialmente con il
pagamento dei cosiddetti miglioramenti economici, quindi dopo
quasi due anni dalla scadenza del biennio economico 2004 – 2005.
E’ strano, ma diventa un fatto ordinario sapere che il caro vita
aumenta, soprattutto quando si viene a conoscenza che lo Stato è
prossimo ad elargire i soldi per rinnovi contrattuali; di
conseguenza il personale militare non direttivo ormai da molto
tempo si illude che quei pochi soldi di aumento possano
sopperire in tutto gli aumenti dei prezzi al consumo e che
qualcosa finalmente possa essere messa da parte per sopperire a
fatti straordinari della vita.
Molti benefici sostanziali sono stati tolti proprio nel corso
degli ultimi dieci anni. Fra i più importanti ricordiamo: i
rimborsi spese per cure termali dovuti per cause di servizio
riconosciute; gli anni di lavoro cumulabili, ormai scesi a non
oltre cinque, per riconoscimento lavoro presso Unità di
superficie e subacquee ect; le credenziali ferroviarie, con le
quali ottenevamo sconti sui treni e sulle navi; la notevole
riduzione degli equi indennizzi dovuti da riconoscimento di
cause di servizio e da nuovi calcoli matematici per ricevere
sempre meno, non rivalutabili monetariamente, quando e se
saranno percepiti; l’applicazione di aumenti ogni anno all’IRPEF
ed ai contributi (ritoccati consistentemente nello stesso anno
anche più di una volta).
Quindi, per tutto quanto esposto finora, siamo costretti a
spendere più di quanto entra mensilmente con i propri salari.
Un altro fattore non trascurabile che si è verificato, e che si
sta trascinando talmente tanto, che preoccupa il personale
militare non direttivo, è la volontà manifestata dai Governi di
voler mantenere molto alte le retribuzioni del personale
dirigenziale a scapito (così si ritiene) del personale militare
non direttivo con dei calcoli applicativi diversi e senz’altro
più favorevoli rispetto a quelli previsti per il personale
militare non direttivo ovvero gli Ufficiali raggiunti gli anni
di omogeneizzazione percepiscono in toto lo stipendio dei vari
gradi superiori a mano a mano che maturano l’anzianità; mentre
per noi è limitata al grado di Capo di 1^ classe con almeno 10
anni di grado, omogeneizzato solo al primo grado superiore senza
le indennità accessorie (straordinario etc). Sicché il Capo di
1^ classe omogeneizzato, avente 25 anni effettivi di servizio,
non può percepire il parametro del 1° Maresciallo anch’egli +25
anni effettivi di servizio e quello con +29 anni di servizio,
per una perdita mensile lorda di circa 50 euro mensili, che si
ripercuoterà anche sulla 13^ mensilità e sulla previdenza
pensionistica. Ciò vale non solo per i punti parametrali, ma
anche per le indennità operative.
Sarebbe auspicabile anche ed almeno un riconoscimento di
carriera finora svolta: omogeneizzare il grado apicale a quello,
se vogliamo osare, a quello di Colonnello non omogeneizzato. Si
può proporre di far confluire tutte le indennità accessorie,
comprese lo straordinario, per consentire un aumento consistente
sulle indennità fisse.
Delegato COIR M.M. della Sardegna
Capo 1^ cl. Fr. Armanni