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<<IL SINDACATO
DEI MILITARI? C’E’ GIA’ ED E’ QUELLO DELLE CAPITANERIE DI PORTO
– GUARDIA COSTIERA>>

IL SINDACATO DEI
MILITARI? C’E’ GIA’ ED E’ QUELLO DELLE CAPITANERIE DI PORTO –
GUARDIA COSTIERA
Come è ormai ampiamente noto, nel mondo militare è in corso un
ampio dibattito sulla sindacalizzazione dei lavoratori con le
stellette, a tal punto che in seguito ad un disegno di legge a
riguardo, è scaturita una petizione di firme anche fra il mondo
civile. In questo 2007 dei cinque Co.Ce.R. attualmente, come si
sa, si sono espressi a favore della riforma della
rappresentanza così come segue: Esercito all’unanimità (con
qualche consiglio della base contrario) e Carabinieri in larga
maggioranza (ma non condivisa da tutta la base). A favore della
sindacalizzazione: Aeronautica e Guardia di Finanza alla quasi
unanimità comprese le basi ed in ultimo il Co.Ce.R. Marina
Militare ha approvato una delibera a limitata maggioranza. È
chiaro comunque che fra i militari e i singoli delegati la
stragrande maggioranza di essi è favorevole alla
sindacalizzazione dei militari. Un referendum fra il
personale darebbe ragione alla sindacalizzazione.
Il dibattito è interessante. Anche se
sono “nel mezzo del cammin della mia vita” professionale
e quindi non molto vecchio, mi basta voltarmi un tantino
indietro per ricordarmi che di questo tema qualche anno fà non
se ne poteva neanche discutere. È cambiata l’attenzione politica
e si sta aprendo una mentalità nelle caserme in tal senso, anche
se permangono comunque sacche di tabù. Così come ho esternato
nelle varie sedi istituzionali, questi tabù mi hanno fatto
chiedere se queste aspirazioni fossero delle violazioni al
regolamento di disciplina o un peccato mortale da confessare al
prete. Nulla di tutto questo, convinto ritengo che il sindacato
in sé ha un suo fondamento etico.
L'uomo militare, sempre più
cosciente della delicatezza che la sua scelta di vita comporta e
della rilevanza che ognuno assume nello svolgimento del proprio
compito a qualsiasi livello, è ormai maturo per assumere le
responsabilità che una sindacalizzazione della rappresentanza
comporta. Responsabilità che orientate al perseguimento del
bene comune, sono un fattore di ordine sociale e di solidarietà
e quindi un elemento indispensabile della vita sociale.
Tanto più se si tratta di lavoratori con lo status di militare
si rende quanto mai attuale e necessario l'esercizio di
un'autentica solidarietà tra i lavoratori. In questa
direzione si rimane naturalmente lontano da una interpretazione
di sindacati che costituiscano solamente il riflesso della
struttura di classe della società e che siano l'esponente della
lotta di classe, che inevitabilmente governa la vita sociale. In
particolare un eventuale sindacato dei militari dovrebbe
essere promotore della lotta per la giustizia sociale, per i
diritti degli uomini che lavorano in una particolare e
delicata professione come quella militare. Il confrontarsi
deve essere visto come un normale adoperarsi per il giusto bene,
non una lotta contro gli altri.
Ho approfittato in
particolare di alcune citazioni di Giovanni Paolo II e della sua
lettera enciclica Laborem exercens, proprio nella
convinzione che, in una eventuale stesura di una riforma della
Rappresentanza Militare in direzione sindacale, è fondamentale
tenere ferma una dimensione etica ed alta del sindacato dei
lavoratori e dei lavoratori militari.
Ma cosa c'entra il titolo in tutto ciò?
C'entra perché quel che sta accadendo
nella Guardia Costiera ed accadrà è la dimensione più alta della
solidarietà, soprattutto fra coloro che lavorano per il bene
comune. Qui si sta attuando il risultato positivo della
professionalizzazione. Da un lato c’è il personale giovane, di
tutti i ruoli che è sempre più motivato, ma ancor più dall’altro
c’è un Comandante Generale che è giovane sicuramente nell’animo
e si comporta da primo sindacalista del suo personale.
Grazie alla sua decisa azione
“politica”, ma anche di tutto il personale, il Corpo delle
Capitanerie di porto sta riscuotendo riconoscimenti
Internazionali tramite i suoi interventi all’ONU (sedi dove
erano presenti politici ed era l’unico ammiraglio insieme a
quello della Guardia Costiera americana) ma ciò non lo allontana
dalle questioni che il personale vive quotidianamente, anche di
salute del personale, ed anche addirittura trovando il tempo per
navigare sui siti internet (per comprendere anche sotto altri
aspetti il morale dei suoi militari) e soprattutto ricevendo
puntualmente i delegati del COIR. Costantemente stimola il
vertice a prendere coscienza che il bene del Corpo passa per il
vero bene del personale (e non in senso buonista fine a se
stesso), cioè che la crescita e il rispetto per la dignità umana
degli uomini al di là del grado, sono le fondamenta per la
crescita di tutta la famiglia della Guardia Costiera. Tutto ciò
nonostante il personale del Corpo, a fronte delle varie
dipendenze funzionali (trasporti, Interni, Ambiente, Agricoltura
ecc..) e la sua specifica attività di polizia marittima, non
abbia nemmeno un COCER autonomo, per poter rappresentare i
propri problemi in sede parlamentare, al Governo e nemmeno
addirittura al Ministro dei Trasporti che “paga” e dal quale si
dipende principalmente. Infatti, la base chiede con forza il
sindacato perché non vede riconosciuta la richiesta di un
Co.Ce.R. della Guardia Costiera (sempre senza contrapporsi
all’interesse della F.A. Marina ma in maniera complementare ad
essa ed alla sua rappresentatività). Il periodo che stanno
vivendo in modo sereno gli uomini della Guardia Costiera,
infatti, potrebbe considerarsi solo una parentesi felice legata
ad una buona azione di comando.
Questo non vuol essere un elogio al
Comandante Generale, che non ha certo bisogno dei miei, anche
per la sua semplicità d’animo, ma il riconoscimento di una
azione pedagogica che parte prima da se stesso ed anche
un’esortazione a tutto il personale, me per primo, e tutti i
delegati della Guardia Costiera, per la grande responsabilità
che abbiamo nello svolgimento del nostro mestiere a favore della
comunità e grande responsabilità per i Comandanti nei confronti
del personale. Nessuno potrà scoraggiarsi dicendo o pensando “tanto
i nostri vertici sono distratti da impegni ad alti livelli e
quindi poco vicini alla realtà”, per sentirsi (sia i
Comandanti che i delegati) moralmente autorizzati a
disinteressarsi del personale.
Potrei ancora chiedermi che c'entra il
sindacato con questo?
La bellissima realtà che tra il
personale della Guardia Costiera si sta cominciando a vivere,
con l’aiuto di tutti e grazie all’esempio del “primo
sindacalista”, non è altro che l’esercizio di quei valori etici
che citavo prima, di giustizia sociale e solidarietà. Quindi se
questa situazione, come mi è parsa di riscontrare in passato ad
es. nei Carabinieri, potrebbe farmi dire no al sindacato,
viceversa mi invoglia a chiedere che sia stabilita per legge,
con dei riferimenti fermi, in una riforma sindacale. Non per un
libertinaggio da parte dei militari, ma una legge sindacale
“legata” agli alti valori, citati innanzitutto nella nostra
costituzione, e l’esercizio virtuoso di questi, renderà più
liberi i militari, non dalla disciplina o nel disobbedire ma
liberi di vivere con coscienza lontani dalla corruzione, lontani
dall’agire con ingiustizia. In ferma onestà, potranno essere dei
veri militari (che è una bella parola da essere orgogliosi) e
non dei militaristi, giusti e non giustizialisti, per la
sicurezza e non semplicemente repressivi. Solo in questa
direzione i militari italiani saranno più responsabili dell’alto
compito di essere operatori di giustizia e di pace al servizio
della nazione. Con questi presupposti la sindacalizzazione dei
militari è un’occasione che gli Italiani non possono perdere.
antonellociavarelli@libero.it
Antonello Ciavarelli
SideWeb s.r.l., 18/12/2007
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