INQUISITO - La
misura cautelare si riferisce a quando Verzaschi, all'epoca
appartenente a Forza Italia, ricopriva dal 2003 la carica di
assessore regionale alla Sanità del Lazio, incarico ricoperto
fino al 2005 sempre nella giunta di centrodestra guidata da
Francesco Storace. Verzaschi, membro della direzione nazionale
Udeur, nei giorni scorsi si era dimesso da ogni incarico di
governo. Il 7 dicembre scorso, sul Corriere della Sera, il
difensore di Verzaschi, l'avvocato Fabrizio Lemme, aveva
dichiarato: «Verzaschi,con il suo gesto, ha dimostrato grande
sensibilità istituzionale».
INDAGATO DAL 2006 -
Verzaschi era indagato dai magistrati romani gia dal 2006,
cioè da prima di diventare sottosegretario, dopo le
rivelazioni di una manager della sanità privata, accusata di
aver gestito un giro di milioni di euro di tangenti per
ottenere appalti.
LE ACCUSE - Due le
imputazioni nei confronti di Verzaschi. La prima, quella di
corruzione, fa riferimento al denaro che Anna Giuseppina
Iannuzzi, già nota come «Lady Asl», ha detto di avere
consegnato all'ex sottosegretario in relazione
all'accreditamento del Centro Romano San Michele all'epoca dei
fatti considerata dagli inquirenti, una «struttura fantasma».
Si tratterebbe di un accreditamento per quasi 200 posti letto,
previo protocollo tra la struttura sanitaria e l'Università
romana di Tor Vergata. La somma di cui si contesta il
versamento, 200 mila euro, sarebbe stata consegnata a
Verzaschi tra la fine del 2004 e i primi mesi del 2005.
L'imputazione di concussione farebbe riferimento a 200 mila
euro che l'imprenditore Renato Mongillo, titolare della
«Security Service», ha detto agli inquirenti di avere versato
a Verzaschi nel marzo-aprile del 2004. La concussione sarebbe
scattata perchè la procedura di aggiudicazione di un appalto
per la messa in sicurezza dell'ospedale San Giovanni era stata
al tempo già completata. L'intervento, in questo caso, serviva
a portarla a termine ed evitare una possibile revoca del
contratto. Per questo episodio, risulta iscritto nel registro
degli indagati anche Francesco Bevere, ex direttore generale
dello stesso San Giovanni. Gli inquirenti, nei suoi confronti,
mirano a ulteriori verifiche sul ruolo che lo stesso avrebbe
avuto. Secondo quanto si è appreso, Marco Verzaschi ha sempre
negato di aver ricevuto denaro. Ci sarebbe stato anche un
confronto tra l'ex sottosegretario e l'imprenditore Mongillo,
ma le due posizioni sarebbero rimaste confliggenti. I
riscontri da parte degli investigatori dei carabinieri
avrebbero smentito alcune circostanze affermate da Verzaschi,
avvalorando la tesi di Morgillo. Di qui, la richiesta e la
successiva applicazione della misura cautelare degli arresti
domiciliari per l'ex sottosegretario alla difesa. L'ordinanza
del gip Figliolia, di una trentina di pagine, prende atto, tra
l'altro anche delle dimissioni date nei giorni scorsi dallo
stesso Verzaschi. Per il giudice, però, la circostanza non
poteva influire sulla decisione di emettere contro l'ex
sottosegretario l'ordine di custodia.