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<<LA SINISTRA
CHIEDE IL RITIRO DALL'AFGHANISTAN. PRODI: I SOLDATI RESTANO...>>

ROMA (24 novembre) -
L'attentato contro militari italiani a Kabul e la morte del
maresciallo dell'esercito Daniele Paladini riaccende le
polemiche nella maggioranza sulla presenza del nostro
contingente in Afghanistan, che dall'inizio della missione ha
fatto registrare nove vittime tra i nostri soldati.
Mentre i vertici dello Stato, con il presidente della Repubblica
Giorgio Napolitano, il premier Romano Prodi e i presidenti delle
Camere, insieme a tutte le forze politiche, esprimono cordoglio
per "l'eroico sacrificio" e solidarietà alle Forze armate,
riemergono le turbolenze tra i Poli che avevano accompagnato la
definizione della politica del governo sulle missioni
all'estero.
Prodi però avverte: «Non si mette in discussione la nostra
presenza nelle missioni di pace». L'attentato, ha affermato,
avvenuto «nel momento dell'espressione più pacifica e generosa
dell'azione italiana, mi ha molto colpito». Tuttavia, quanto
avvenuto, per Prodi «non mette in discussione le scelte fatte
dall'Italia riguardo alle missioni di pace che vengono esaminate
e discusse nell'ambito della politica generale, non in
conseguenza di singoli, luttuosi e tragici avvenimenti».
Diliberto: perché ci stiamo ancora. Con i Comunisti
italiani in testa, l'ala sinistra della maggioranza torna a
chiedere il ritiro delle nostre truppe: «Il cordoglio alla
famiglia è il primo nostro pensiero per questa ennesima vittima
di una missione che è sempre meno umanitaria - dice il
segretario del Pdci Oliviero Diliberto -. Per quanto tempo
ancora - aggiunge - dovremo piangere le nostre vittime
innocenti, per quanto tempo ancora dovremo esprimere cordoglio a
famiglie che sacrificano i loro figli. Vorrei che qualcuno mi
spiegasse però perché continuiamo a stare lì».
Per Paolo Ferrero (Prc), ministro della Solidarietà sociale,
"ora bisogna riflettere su senso nostra presenza". Più cauto il
segretario del Prc Franco Giordano, che parla di "vile
attentato" e poi aggiunge: «Ora no a divisioni ma la nostra
posizione è nota». Il presidente dei Verdi Alfonso Pecoraro
Scanio sottolinea come "non sia questo il momento delle
polemiche politiche", ma il sottosegretario all'Economia Paolo
Cento dice che "quello del ritiro era e resta un obiettivo da
perseguire".
Veltroni: spirale odio non vincerà. «Daniele Paladini è
caduto in Afghanistan per salvare la vita di altre persone,
vittima di una violenza barbara che non si ferma nemmeno davanti
a povere vittime innocenti», afferma il segretario del Pd,
Walter Veltroni. «La sua morte provoca un dolore profondo e ai
suoi familiari e a tutte le nostre Forze armate va il mio
cordoglio personale e quello di tutti i democratici italiani che
si stringono loro in un abbraccio ideale. Il traguardo della
pace non è ancora a portata di mano ma in questo momento triste
è proprio dal comportamento eroico di uomini come Paladini che
si rafforza la speranza che la spirale dell'odio e della morte
non riuscirà ad avere la meglio».
Cossiga. Critico anche il senatore a vita Francesco
Cossiga che rivolge un'interpellanza al governo per valutare
l'opportunità del ritiro delle nostre truppe.
La Cdl. Il centrodestra fa sentire la sua voce e invita
l'ala radicale dell'Unione a "non strumentalizzare la vicenda",
perché "ora è il momento del dolore e non certo delle
polemiche".
FONTE: ILMESSAGGERO.IT
SideWeb s.r.l., 25/11/2007
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