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Contratto del comparto
Difesa-Sicurezza
“Il pragmatismo o
l’ennesima disillusione”
a cura di Domenico Bilello
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Assistiamo, da
qualche giorno ad una forte
discussione, in seno al
personale sulle strategie
contrattuali che dovrebbero
adottare le rappresentanze
dei militari o le OO.SS.
per la concertazione del
biennio 2008-09.
Da una parte, vi è
una “minoranza” delle
rappresentanze, che ha
deciso di non rompere i
rapporti con l’attuale
Governo (che è opportuno
sottolineare ha prorogato la
durata dell’attuale mandato
della Rappresentanza
Militare addirittura tramite
un decreto legge…) e
dall’altra parte, una
“maggioranza” delle
rappresentanze che hanno
deciso di esternare
adottando dei toni
estremamente forti la
decisione di rompere
“politicamente” con
l’attuale Esecutivo
denunciando tutte le
inadempienze e tutte le
promesse non mantenute. A
tal proposito è necessario
evidenziare che, le stesse
rappresentanze che oggi
criticano le risorse
insufficienti per il
contratto ed il non rispetto
degli impegni è difficile
ipotizzare a loro carico
una ostilità preconcetta, in
quanto esse hanno condiviso
e quindi firmato un
contratto per il 2006-07,
sicuramente non eccellente,
rinunciando di fatto, a
rinnovare stante la scarsità
di risorse disponibili la
parte normativa relativa al
quadriennio 2006-09 che di
fatti è stata accorpata con
un tecnicismo degno di un
prestigiatore con la coda
contrattuale praticamente
assente di una struttura
organica normativa relativa
al quadriennio di
riferimento.
Ciò premesso, la
rottura evidenziata acquista
sicuramente un notevole
valore “politico” e “sociale”,
che dovrebbe far riflettere,
in particolare sul perché
nel mondo miliare si
registrano delle pressioni
tali da “obbligare” la
maggioranza dei propri
rappresentanti a rompere le
trattative con il Governo.
E’ pacifico, per
chi conosce nel profondo i
sentimenti dei militari, che
essi hanno una innata
capacità di silente
sopportazione dei sacrifici
che il particolarissimo
status comporta, che può
giungere fino a sacrificare
la propria vita per
assolvere alla missione
assegnata. Quindi, stiamo
parlando di uomini e donne,
attaccati a valori e
principi che hanno sempre
dimostrato di essere leali
servitori della Patria in
tutti i contesti ed in tutte
le condizioni, e che di
certo non hanno nel loro
DNA, la critica o la
strumentalizzazione politica,
ma che cercano
disperatamente di far
comprendere legittimamente i
loro problemi.
Ma di contro, si
assiste ad un “disincanto”
ed una conseguente forte
“delusione” per le enormi
difficoltà che si affrontano
per far recepire le proprie
legittime istanze al mondo
politico, che continua
incredibilmente ad ignorare
(ovviamente dopo le elezioni…)
le richieste del personale
militare, che comunque
continua in silenzio a
lavorare riscuotendo i
plausi in Patria ed
all’Estero, come ad esempio
per l’emergenza rifiuti o
alla pacificazione di teatri
operativi altamente
complessi come quello
Afgano.
Di sicuro non è
nostra la possibilità di
comprendere realmente le
motivazioni per le quali ad
esempio occorrono quasi 10
anni per aver riconosciuto
una causa di servizio,
oppure per quale motivo da
15 anni ancora non si
istituisce il fondo di
previdenza complementare o
soprattutto perché i
militari contrattualizzati
devono soffrire e patire
un’inconcepibile “via crucis”
ogni volta per avere
rinnovato un contratto
scaduto magari da anni
assistendo all’umiliante
“tira e molla” con il
Governo di turno per qualche
euro in più, quando nel
contempo altre categorie
“specifiche” del Pubblico
impiego hanno degli
automatismi che non solo li
proteggono dall’inflazione,
ma garantiscono in ogni
condizione aumenti quanto
meno degni di nota.
In questo contesto,
la possibile firma del
contratto con le risorse
attualmente disponibili
assume una responsabilità
MORALE di altissimo profilo
che merita di essere
sicuramente spiegata ai
propri rappresentati con la
massima democraticità sino
ai minimi livelli. E’ chiaro,
che il contratto del
2008-09, già scaduto prima
di essere rinnovato,
rappresenta una assoluta
novità negativa che sarà
ricordata negli anni, e le
giustificazioni con il senno
di poi, sulla impossibilità
di reperire dei fondi si
scontrano con la lista di
contributi in milioni di
euro per varie attività che
sono elencate nella
finanziaria appena approvata
dal Parlamento.
A questo punto, è
logico immaginare e chiedere
in via pregiudiziale prima
di decidere se iniziare la
fase concertativa vera e
propria, che venga inserito
in un decreto legge, la
definizione della
vergognosa problematica
previdenziale, che sposti la
decorrenza del sistema
contributivo al primo
gennaio dell’anno successivo
a quello di istituzione del
fondo pensione di categoria.
Del resto la proroga della
rappresentanza militare è
stata inserita nel decreto
sulle missioni all’estero…
E’ doveroso
evidenziare per chi ha la
“penna facile”, che questa
volta vi è tutto il tempo
necessario e vi sono tutte
le condizioni affinché se
non risolte VERAMENTE le
annose problematiche
evidenziate sopra, si possa
avere uno scatto di orgoglio
che permetta serenamente
dopo 4 anni di “SI” di dire
“NO”!
Questa volta, NON saranno
comprese le lacrime di
coccodrillo…
Cordialmente
Domenico BILELLO
Sideweb, 8 gennaio 2010 |