circa 100 euro
(30 in più
della media
statale), ma,
ormai,
l'attenzione è
tutta
proiettata sui
nuovi rinnovi
triennali.
I fondi per
l'indennità di
vacanza.
La Finanziaria
2010, in
vigore dal 1°
gennaio, ha
messo sul
piatto (parte)
dei fondi
necessari: 350
milioni, nel
2010, 571, nel
2011 e 892,
nel 2012, per
la sola
indennità di
vacanza
contrattuale
appannaggio
del settore
statale. Più
l'impegno (e
la notizia ha
fatto
sospendere la
mobilitazione
della Uil
prevista per
il 21 dicembre
scorso) a
individuare
ulteriori
risorse (che
verranno dai
risparmi di
spesa e,
probabilmente,
dallo scudo
fiscale), una
volta partiti
i nuovi
modelli
contrattuali.
Prima, però,
di metter mani
al portafogli,
bisognerà
definire il
nuovo
percorso,
ridisegnato
dalla riforma
Brunetta, che
porterà agli
accordi.
Il calendario
della Funzione
pubblica.
Un
primo
calendario
diffuso
informalmente
nei giorni
scorsi dalla
Funzione
pubblica
prevede queste
tappe. A fine
febbraio la
costituzione
dei nuovi 4
maxi comparti
(per
l'istruzione
si va verso
l'accorpamento
con
università,
Afam e
ricerca) e tra
marzo e
aprile, i
sindacati
dovranno
presentare le
proprie
"piattaforme"
per i rinnovi
contrattuali e
l'Esecutivo
l'atto di
indirizzo
all'Aran su
come gestire
l'intera
procedura.
Sarà
necessario,
però, che
finisca la
fase
"commissariale"
dell'istituto
di via del
Corso, con la
nomina del
nuovo
organigramma.
I tempi non
saranno
lunghissimi.
Si aspetta
solo un parere
del Consiglio
di Stato sulla
legittimità
delle nuove
designazioni.
Dopo di che il
ministro
Brunetta, darà
piena
operatività
all'agenzia
che dovrà
rappresentare
l'amministrazione
pubblica in
sede di
rinnovo dei
contratti.
I nodi da
sciogliere.
La vera
"sfida", che
si preannuncia
"bollente", si
gioca tutta
sull'effettiva
destinazione
degli aumenti
stipendiali,
che, da
Palazzo
Vidoni, forti
delle nuove
norme sul
lavoro
pubblico,
vogliono
legare sempre
più alla
valorizzazione
del "merito".
La nuova
strategia sarà
adottata sia
per la
contrattazione
nazionale, che
per quella
integrativa. A
tal proposito,
la riforma
Brunetta,
facendo
seguito
all'accordo
quadro del 22
gennaio
scorso,
firmato da
tutti i
sindacati
tranne la
Cgil, prevede
che vengano
adottati 2
livelli
contrattuali:
uno, nazionale
e uno,
decentrato di
amministrazione
o, in
alternativa,
territoriale.
C'è, poi, da
considerare il
nuovo metodo
per calcolare
gli aumenti
retributivi,
che sostituirà
l'inflazione
programmata:
l'Ipca
(l'indice dei
prezzi al
consumo
armonizzato
tra i Paesi
europei),
depurato dai
beni
energetici
importati. E
non va
dimenticata,
nemmeno, la
vera e propria
"clausola di
salvaguardia"
inserita in
Finanziaria:
ogni aumento,
cioè, dovrà
tener conto di
obiettivi e
vincoli di
finanza
pubblica.
Insomma, se si
centreranno i
risparmi e,
soprattutto,
lo slittamento
al prossimo 30
aprile dello
scudo fiscale
darà i frutti
sperati (a
oggi, l'Erario
ha incassato
circa 5
miliardi),
usciranno i
soldi in più
da dirottare
sui rinnovi.
Altrimenti, i
nuovi
contratti si
faranno solo
con le risorse
che ci sono.
La posizione
dei sindacati.
Proprio in
ragione di
queste
difficoltà, le
organizzazioni
sindacali
hanno chiesto
un "aumento
base" per
tutti i
lavoratori,
valorizzazione
del "merito" a
parte. I primi
a parlare sono
stati i
sindacati
della scuola
(i cui
dipendenti,
oltre un
milione,
rappresentano
un terzo del
pubblico
impiego),
visti, anche,
i modesti
risultati
conseguiti
nell'ultimo
rinnovo,
relativo al
biennio
economico
2008-2009: 77
euro mensili
per gli
insegnanti e
55 euro per
gli Ata. Già a
novembre, la
Cisl aveva
parlato di 200
euro al mese.
Il 23 dicembre
scorso, la
Cgil ha
portato la
richiesta a
210 euro. Si
tratta,
spiegano dal
sindacato di
via Leopoldo
Serra, di un
incremento
medio del
9,3%: il 7,3%,
in difesa del
potere
d'acquisto e
il restante
2%, legato a
produttività e
aumento dei
carichi di
lavoro. Ma la
cifra è stata
calcolata in
base non al
contratto in
scadenza (che
la Cgil non ha
firmato), ma
all'ultimo
Ccnl
sottoscritto
(biennio
economico
2006-2007). E
ciò rende
quanto meno
complicato un
nulla osta
incondizionato
di Palazzo
Vidoni.
di
Claudio Tucci