COSSIGA: DA ANNI DI PIOMBO A PICCONATE, MEZZO SECOLO DI STORIA ITALIANA

 

17 agosto 2010

ROMA (ITALPRESS) – Oltre mezzo secolo di carriera politica, dagli inizi nella Dc nel periodo del boom economico al settennato al Quirinale, con le “picconate” alla prima Repubblica al tramonto, passando dal Viminale nei tremendi anni di piombo, tra le contestazioni universitarie e il sequestro Moro. Con Francesco Cossiga se ne va un pezzo importante del Novecento italiano, uno degli esponenti piu’ rappresentativi e discussi della Prima Repubblica.

Nato a Sassari il 26 luglio 1928, e’ stato l’ottavo presidente della Repubblica dal 1985 al 1992. Il suo primo incarico di Governo risale al 1966, come sottosegretario alla Difesa. Aveva tra i suoi compiti anche quello di sovrintendere Gladio, sezione italiana di un’organizzazione segreta dell’Alleanza Atlantica. Da allora, tra i suoi numerosi incarichi, e’ stato ministro dell’Interno nel Governo Andreotti III dal 1976 al 1978, quando si dimise in seguito all’uccisione di Aldo Moro. Dal 1979 al 1980 fu presidente del Consiglio e fu presidente del Senato della Repubblica nella IX legislatura dal 1983 al 1985, quando lascio’ l’incarico perche’ eletto al Quirinale. Iscritto alla sezione sassarese della Democrazia Cristiana a 17 anni, consegui’ la maturita’ in anticipo e si iscrisse al corso di laurea in giurisprudenza, per laurearsi ad appena vent’anni, nel 1948. Inizio’ cosi’ una carriera universitaria che gli sarebbe in seguito valsa la cattedra di diritto costituzionale dell’Universita’ di Sassari.

Alla fine degli anni Cinquanta inizio’ la sua carriera politica a capo dei cosiddetti giovani turchi sassaresi: eletto deputato per la prima volta nel 1958 divenne poi il piu’ giovane sottosegretario alla difesa nel terzo governo Moro (23 febbraio 1966) il piu’ giovane ministro degli Interni (il 12 febbraio 1976, a 48 anni), il piu’ giovane presidente del Senato (12 luglio 1983, a 55 anni) e, infine, il piu’ giovane inquilino del Quirinale, dove arrivo’, a 57 anni non ancora compiuti, il 24 giugno del 1985, con una vasta maggioranza alla prima votazione. L’11 marzo 1977, nel corso di durissimi scontri tra studenti e forze dell’ordine nella zona universitaria di Bologna venne ucciso il militante di Lotta continua Pierfrancesco Lorusso; alle successive proteste degli studenti, Cossiga, allora titolare del Ministero dell’interno, rispose mandando veicoli blindati nella zona universitaria. Da allora il suo nome venne scritto dagli studenti, per protesta, storpiandolo con una kappa iniziale. Nei giorni del sequestro Moro, diede vita a due comitati di crisi. Cossiga si dimise da ministro dell’Interno in seguito al ritrovamento del cadavere del presidente della Dc in via Caetani, il 9 maggio del 1978. Appena un anno dopo, il 4 agosto 1979, fu nominato presidente del Consiglio dei ministri rimanendo in carica fino all’ottobre del 1980.

Fu proposta in quel periodo dal Pci la messa in stato di accusa da parte del Parlamento, in votazione in seduta comune. La procedura si concluse con l’archiviazione nel 980, e l’accusa era di favoreggiamento personale e rivelazione di segreto d’ufficio, in merito a una vicenda che riguardava il figlio del collega di partito Carlo Donat Cattin. Nel 1983 Cossiga fu eletto presidente del Senato, e nel 1985 divenne l’ottavo presidente della Repubblica Italiana, succedendo a Sandro Pertini. Per la prima volta nella storia repubblicana, l’elezione avvenne al primo scrutinio, con una larga maggioranza (752 su 977 votanti). La presidenza Cossiga fu distinta in due fasi. Fu il classico presidente notaio nei primi cinque anni di mandato, ma la caduta del muro di Berlino segno’ l’inizio della seconda fase. Per Cossiga la fine della guerra fredda e della contrapposizione fra due blocchi avrebbe determinato un profondo mutamento del sistema politico italiano. Inizio’ quindi una fase di conflitto e polemica politica, spesso provocatoria e con una fortissima esposizione mediatica, che gli valse l’appellativo di “picconatore”. Cossiga si dimise dalla presidenza della Repubblica il 28 aprile 1992, a due mesi dalla scadenza naturale del mandato, annunciando le sue dimissioni con un discorso televisivo che tenne simbolicamente il 25 aprile.

Da allora fu senatore a vita e venne insignito del titolo di presidente emerito della Repubblica. Nelle ultime quattro legislature, dallo scranno di Palazzo Madama, ha abbandonato ruoli attivi di partito, ma non sono mai mancati suoi interventi pungenti e polemici sull’attualita’ politica, anche dalle colonne di Libero e del Riformista, su cui scriveva con gli pseudonimi di Franco Mauri e Mauro Franchi.
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