MILANO- Evasi. Scappati perché non sottoposti a stretta sorveglianza. Due detenuti addetti alle pulizie della caserma agenti del carcere di Bollate che si trova all'esterno della struttura, hanno scavalcato una recinzione. E sono fuggiti a bordo di un'auto rubata. È successo questa mattina intorno alle nove e mezza. L'allarme è scattato dopo un controllo. Entrambi italiani, i carcerati avrebbero dovuto usufruire a breve della libertà anticipata, la fine pena era fissata per il 2012 e il 2013. «Pur non volendo mettere in discussione il progetto Bollate e la vocazione dell'istituto è evidente che il controllo affidato a sistemi di sicurezza passivi crea dei vulnus sull'efficacia degli stessi controlli», sostiene Angelo Urso, segretario nazionale della Uil penitenziari. Per Luigi Pagano, provveditore alle carceri, evasioni come queste «sono un rischio di cui tenere conto. Ma eventi del genere non possono mettere in crisi un modello che, negli anni, ha dato risultati positivi».
I CARCERATI- I fuggitivi sono Pasquale Pagana, 35enne originario di Torre Annunziata (Napoli) condannato per rapina e di Pasquale Romeo, anche lui 35enne, accusato di tentato omicidio. Entrambi hanno un passato di tossicodipendenza. E sono addetti alla pulizia della caserma che si trova fuori dal mura di cinta. I due hanno dovuto solo aprire la porta antisbarramento e scavalcare una rete. Una volta fuori hanno fermato un'automobilista e lo hanno costretto a scendere. Pagana, ha anche lasciato una lettera in cui chiedeva scusa per il gesto e lo attribuiva al fatto che il tribunale di sorveglianza avesse respinto, qualche giorno fa, una richiesta di misura alternativa al carcere. Cioè l'affidamento in comunità. Polizia e carabinieri sono alla ricerca dei detenuti.
L'ALLARME- Questo è il quarto caso in regione dall'inizio dell'anno, il tredicesimo in Italia. La fuga è stata resa possibile, dice Urso, a causa dei tagli del personale, a fronte di una popolazione carceraria sempre in crescita. Soprattutto in Lombardia, dove «ci sono 9.071 detenuti, mai così tanti dopo l'indulto». Mentre gli addetti alla polizia penitenziaria diminuiscono. «Ci mancano almeno 1.100 agenti. Circa 500 nella pianta organica, 600 sono stati distaccati in altre regioni». In altre parole «all'interno degli istituti penitenziari operano più o meno 3860 unità di Polizia Penitenziaria a fronte di 5.353 previste nel lontano 2001». E a fare i conti il sindacato sostiene che a San Vittore mancano 205 agenti, a Opera 209, a Bollate 134, a Busto Arsizio 75 e a Monza 100.
I TAGLI- Insomma la spada di damocle dei tagli si abbatte anche sulle carceri. Ed ecco le critiche al governo. Per il segretario generale Eugenio Sarno «il precipitare della situazione penitenziaria è direttamente proporzionale all'oceano di impegni assunti e non mantenuti dal governo Berlusconi e dal ministro Alfano. Dall'inutile dichiarazione dello stato d'emergenza, all'indefinito piano carceri, alle (soltanto) annunciate assunzioni». La situazione non sembra cambiare.
LA DIFESA- E sulla vicenda interviene anche il Sappe, sindacato autonomo Polizia Penitenziaria, perché questa evasione «deve far riflettere sull'esigenza di definire quanto prima i circuiti penitenziari differenziati in relazione alla gravità dei reati commessi», sottolinea Donato Capece, segretario generale. Il sindacalista non ha dubbi: «Questo episodio, pur grave, non può intaccare la positiva funzionalità del progetto Bollate, impostato concretamente sul dettato costituzionale della rieducazione del reo che vuole la pena funzionale appunto alla rieducazione. Trattamento è sicurezza». Ma non solo: «Il poliziotto penitenziario in servizio è stato comunque bravissimo e nulla può essergli imputato». http://milano.corriere.it