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Quale futuro per il caccia F-35? Per il Gen. Tricarico: "Il JSF non è un lusso, ma una necessità per operare in coalizione" |
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dell’impegno finanziario, si
lanciano cifre omettendo di dire che
riguardano un arco molto lungo e che
rientrano nei bilanci ordinari. Ma
soprattutto si omettono i ritorni
già realizzati (circa 539 milioni di
dollari) e quelli previsti. Ebbene, la valutazione prudenziale sottoscritta formalmente dagli statunitensi indica le opportunità per l’industria italiana in poco più di 13 mld di dollari nell’arco di |
programma, senza contare il salto di qualità
tecnologica, e quindi di competitività
futura. Un vantaggio immateriale ma
non
meno importante per l’industria italiana.
C’è da chiedersi se gli improvvisati esperti
sappiano questo e, se lo sanno, come pensino
di rispondere a chi li ha eletti anche per
proteggere il mondo del lavoro ed i livelli
occupazionali. È fin troppo facile scoprire
che ogni altra soluzione (compresa quella
dell’Eurofighter) sarebbe più costosa e meno
vantaggiosa sotto il profilo del ritorno
industriale complessivo così come di
capacità operativa.
Nei mesi scorsi gli Harrier della Marina, i
Tornado e gli AMX dell’Aeronautica Militare
hanno dato un contributo importante
all’intervento delle Nazioni Unite in Libia.
Sulla loro utilità meglio di noi potrebbero
argomentare i cittadini di Bengasi o
Tripoli, consapevoli più degli improvvisati
commentatori militari di casa nostra della
capacità determinante del potere aereo.
Ebbene, tra breve questi aerei saranno nella
stessa situazione degli F-104 ai tempi del
Kossovo, non fosse altro che per termine
vita operativa.
Senza un aereo tattico credibile, domani
potremmo essere costretti a chiamarci fuori
se un altro dittatore dovesse massacrare il
proprio popolo. Perché, sia chiaro, negli
ultimi 20 anni abbiamo imparato che gli
impegni militari si affrontano solo in
coalizione, ma anche che all’appuntamento ci
si deve presentare con mezzi che
garantiscano standard minimi di
interoperabilità. Siamo sicuri che l’Italia
voglia lasciare il contesto internazionale
per rimanere agganciata al quale tanti
sacrifici ha fatto?
La critica montante all’F-35 sembra però
mirata a recidere definitivamente gli
artigli alle nostre Forze Armate, rendendole
di fatto disarmate. Se così fosse, la
questione andrebbe affrontata da una
prospettiva più profonda e - mi si consenta
- più seria.
Rimettere in discussione i compiti delle
Forze Armate non è argomento da affrontare
in subordine alla scelta di un sistema
d’arma. Semmai è vero il contrario: prima
decidiamo cosa l’Italia vuole dal suo
strumento militare, poi individuiamo i mezzi
necessari. È la solita equazione la cui
soluzione cui nessuno, da troppi anni, vuole
dare soluzione.
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Un ultimo pensiero, credo non insignificante. Se finora l’Italia ha mantenuto un minimo di presentabilità internazionale, lo dobbiamo in gran parte alle nostre Forze Armate. A causa della sostanziale assenza di cultura militare, la percezione di ciò è poco diffusa. Siamo sicuri di voler gettare alle ortiche ciò che il sacrificio e l’abnegazione di molti soldati ha con tanta fatica costruito e di cui dobbiamo essere orgogliosi, |
mantenendo invece i veri
sprechi di cui dobbiamo vergognarci,
soprattutto in ambito internazionale? Non è
"benaltrismo" rispetto alle sfide che ci
attendono: è il semplice auspicio di mettere
i problemi nella giusta sequenza, operazione
inevitabile di fronte a scelte importanti.
In conclusione, la discussione pressoché
unilaterale sul JSF non ha messo a fuoco
alcuni punti essenziali, senza i quali c’è
il serio rischio di decisioni errate e
forse, anzi certamente, irreversibili per lo
strumento militare, la politica di sicurezza
e quella estera. Anche su questo la politica
è chiamata a dare una risposta. Non tanto
agli elettori quanto in termini di coerenza
con gli interessi dell’Italia.
*
segretario amministrativo della Fondazione
ICSA, già capo di Stato Maggiore
dell’Aeronautica Militare (2004-2006) Dal
Sito:
http://www.dedalonews.it









