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Roma, 16 Mag 2017 – Riceviamo e pubblichiamo – Il progetto di riordino delle carriere, ha recentemente incassato il parere favorevole da parte delle commissioni parlamentari I e IV, ennesimo step positivo dopo il poker d’assi costituito dalla condivisione da parte dei Co.Ce.r. e della maggior parte delle organizzazioni sindacali, del parere favorevole della Conferenza Unificata Stato-Regioni e soprattutto dopo il superamento del vaglio del Consiglio di Stato, massimo organo consultivo della Repubblica. Il riordino delle carriere è un provvedimento fortemente atteso da tutti gli uomini in divisa, in quanto permetterà non solo una maggiore retribuzione, basti pensare al bonus una tantum di 360 euro e che verrà elargito ad ottobre variando da 800 a 1500 euro, ma anche riparametrazione e soprattutto un più agevole sviluppo di carriera, grazie, in particolare ai concorsi interni per meri titoli e diritto alla conservazione della sede. Tuttavia il testo partorito dalle commissioni parlamentari difesa e affari costituzionali, che dopo aver dato l’ennesimo parere favorevole alla riforma, promuove ulteriori spunti migliorativi del testo che riguardano l’omogeneizzazione delle denominazioni per la polizia penitenziaria e i carabinieri. Riguardo alla penitenziaria il riferimento è al punto 17) che testualmente dispone: “all’articolo 42 si valuti l’opportunità di approfondire il meccanismo di riallineamento del ruolo direttivo ordinario e speciale del Corpo di Polizia Penitenziaria ai fini della piena rispondenza rispettivamente al ruolo dei commissari ed al ruolo speciale della Polizia di Stato”. Per i carabinieri invece il riferimento è contenuto nel punto 28) “per l’Arma dei Carabinieri, valuti il Governo di rinominare la denominazione Maresciallo aiutante sostituendola con quella di Maresciallo maggiore”. In entrambi i casi si tratta di questioni svilenti per le funzioni effettivamente svolte, se solo si pensi che la denominazione di “aiutante” e “coordinatore” non rendono l’idea rispettivamente, riguardo alle funzioni direttive e dirigenziali esercitate. Si tratta di ridenominazione imposta anche in virtù dell’art. 8 comma 1 lett. A) della legge delega ossia il principio di sostanziale equiparazione. Peraltro tutti i gradi sono identici per tutte le forze di polizia e militari, con le uniche eccezioni menzionate. Cambiamento che peraltro non ha nessun costo aggiuntivo e pertanto si attende che i Ministri Pinotti e Orlando si facciano promotori dei cambiamenti proposti, così come avvenuto per il Corpo forestale dello Stato che attraverso l’ex Ministro Alemanno trasformò la qualifica di commissario superiore in vice questore forestale. Ed infatti come evidenziato anche dalle sigle sindacali la labile giustificazione apposta da qualcuno che ha affermato come ciò sia impossibile in quanto la Polizia Penitenziaria non ha le questure, risulta smentita in fatto e diritto in quanto neanche la forestale le aveva, e se fosse per questo la Polizia Penitenziaria non ha neanche i commissariati e pertanto, seguendo tale ragionamento non dovrebbe avere neanche la denominazione di commissario. Peraltro pur in mancanza delle questure, anche all’interno del parlamento vi sono i questori parlamentari, che si occupano di sicurezza così come il corpo di Polizia Penitenziaria all’interno del carcere e non solo. Perché quindi non apporre i giusti correttivi che accrescerebbero l’entusiasmo verso il decreto di riordino?

 Scritto da alle 07:11

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