Cambiare tutto affinchè nulla cambi. Ecco come sarà la tanto agognata riforma della rappresentanza

 

luigi-tesone-20022016(Leggi anche il testo della riforma della rappresentanza >>>)

Roma, 20 dic 2016 – di Tesone Luigi – Tommasi da Lampedusa ci insegna che se si vuole lasciare le cose inalterate bisogna che tutto cambi. La riforma della rappresentanza è ormai ineludibile, i tempi sono cambiati, le paure degli anni settanta si sono estinte per far posto ad altre preoccupazioni, ma una cosa sembra debba restare inalterata, che i militari erano, sono e dovranno rimanere cittadini di serie B e non hanno diritto ai diritti. Sembra incredibile ma la sentenza CEDU, dopo il tanto parlare, dopo i numerosi disegni di legge, dopo le audizioni parlamentari di COCER e, caso eccezionale, COIR, dopo la proroga di un anno dei consigli di rappresentanza militare (che visti i risultati sarebbe da stralciare dal mille proroghe), in anteprima ho l’onere di condividere quello che a breve potrebbe essere la nuova struttura rappresentativa militare.

Anche ad un lettore superficiale salta agli occhi la filosofia gattopardesca.
Infatti, dopo tanto rumore il nulla, dopo un lungo travaglio l’elefante partorisce un topolino.
La politica chiede quotidianamente ai militari di fare più di prima con meno soldi di prima e spesso sacrificando la vita, ma non ha la forza di dargli i diritti.

I messaggi lanciati agli uomini in divisa sono chiari, sono un peso per il bilancio statale e ogni anno vengono tagliate risorse, sono in esubero e devono subire la legge 244/2012 che a quanto pare però non si ha il coraggio di portare fino in fondo, sono quelli ai quali il direttore dell’Inps minaccia di tagliare ulteriormente le future e già esigue pensioni, ma sono anche quelli che devono intervenire in strade sicure nelle località “difficili”, sono quelli che si occupano di strade pulite, sono quelli che intervengono sulle navi in giro per il mondo per evitare che pirati del 2016 le sequestrino e oggi abbiamo ancora un nostro marinaio in India che non può godersi la sua famiglia, sono quelli che intervengono sempre in tutte le calamità naturali, sono quelli pronti a rischierarsi e ad intervenire anche in meno di 24 ore in giro per il mondo, sono quelli che muoiono di uranio impoverito, sono quelli che muoiono in missioni di pace in terre straniere, sono quelli che intervengono nei trasporti di organi da trapiantare, velivoli speciali per ebola, operazioni di soccorso in mare per migranti ecc…

Sono sicuro che questa politica può fare molto meglio, i militari hanno bisogno di diritti, non si vogliono sottrarre al giuramento prestato, ma è giunto ormai il momento che anch’essi godono di diritti sindacali e se non si ha la capacità di costruire una rappresentanza interna che goda di tali diritti allora bisogna dargli il semplice e tanto discusso sindacato.

Non si chiede il diritto di sciopero ne di poter intervenire nelle decisioni che spettano all’azione di comando, ma che i loro rappresentanti si possano relazionare con l’interlocutore di riferimento nei campi che riguardano trattamento economico, previdenza, riduzione del personale con le conseguenti metodologie, sicurezza, benessere, ecc.. senza il rapporto gerarchico funzionale che oggi li vede sempre soccombenti davanti all’autorità odierna. Tesone Luigi. Leggi anche la proposta di legge sulla riforma della rappresentanza militare >>>