Contratto dei militari, che fine ha fatto? I militari attendono un aumento da 10 anni!

Associazione di Militari Uniti in Sindacato

in collaborazione con il Centro Studi Diritto Militare Sideweb

Contratto dei militari, che fine ha fatto?

I militari attendono un aumento da 10 anni!

 

In questo periodo qualcuno potrebbe ritenere che pensare al rinnovo del contratto dei militari sia del tutto fuori luogo o quantomeno inopportuno. Ma a ben vedere, è proprio l’emergenza legata al Covid 19 ad aver dimostrato come, anche in casi come questi, l’apparato militare sia risultato indispensabile, con la sua prontezza ed efficienza, ciò grazie alla professionalità e all’abnegazione manifestata dal personale impiegato a tutto campo.

Lo stesso rimorso confessato da alcuni esponenti politici di vecchia data oggi pentiti di quanto fatto in passato la dice lunga sull’errore, se non meglio orrore, di aver sottodimensionato la Sanità Militare  negli ultimi decenni, la stessa che dimostra nonostante tutto di essere ancora una delle eccellenze della categoria.

Tuttavia, l’intero Comparto è fermo per ciò che riguardano le risorse contrattuali. Sono oramai 10 anni che il popolo militare non vede adeguamenti, riconoscimenti, ci riferiamo a quelli giusti, e ciò non fa altro che trasformare la “specificità” militare da virtù, come sarebbe dovuta essere, a una vera e propria sventura.

E ciò è confortato (rectius, sconfortato) anche dalla cogente necessità, specie per i più giovani, di far decollare la previdenza integrativa, strumento che, ahinoi, i militari attendono da 25 anni nonostante la magistratura amministrativa e contabile continuino a condannare l’Amministrazione.

Non si nega la grave congiuntura economica del momento ed è per questo che non si vuole fare cenno alle condizioni, ma trattasi comunque di un processo inevitabile e il tempo che continua a trascorrere non è certamente foriero di migliori intendimenti.

L’Italia non cresce, si dice. E’ vero, ma il problema non è ciò che si dice, il problema è chi lo dice. A dirlo è quell’Italia “parallela” che se è vero che è un paese che non cresce è più vero che ci sono altri stipendi, altre risorse, altre destinazioni, quelli si, che continuano a crescere.

La verità è che non è da oggi che il paese versa in gravi difficoltà economiche. Si continuano a sottovalutare le condizioni di vita della gran parte delle famiglie italiane, non ultime di quelle degli appartenenti alle FF.AA. e alle FF.OO. Dietro il soldato c’è la sua famiglia, perennemente coinvolta oltre certi limiti dalle esigenze militari che lo Stato richiede. Categorie di lavoratori, per farla breve, che nonostante la pur riconosciuta “specificità” vivono oggi gli stessi disagi, se non maggiori, dovuti alla scarsa attenzione che le parti istituzionali gli dedicano.

Il problema è legato alle “scelte” che si vogliono fare, sta tutto li.

L’aumento delle retribuzioni, degli investimenti, delle condizioni di lavoro, anche in ambito della sicurezza e di tutela della salute, mal si conciliano con tagli sempre lineari e concettuali, e ciò può incidere inevitabilmente sullo svolgimento dei compiti propri d’istituto compromettendone le stesse capacità operative, carenze spesso “coperte” dalla dedizione e zelo degli uomini e donne delle FF.AA. che operano in silenzio e con efficacia nei compiti attribuitogli.

E quando parliamo di questi uomini e donne a fronte invero di mirabolanti promesse di aumento degli stipendi si continuano a registrare risultati talmente insignificanti che appaiono al limite dell’offensivo nei confronti della stessa dignità degli operatori in causa.

Il Governo, più direttamente Difesa e Funzione Pubblica, deve oggi affrontare con più attenzione e più rispetto le grida che provengono dai lavoratori in divisa. Non si può continuare ad elogiare, a parole, l’eccellenza provata dei soldati, carabinieri, finanzieri, e poi nei fatti negargli il rinnovo contrattuale. Né è giusto tagliare e risparmiare sulla loro pelle per far fronte alla congiuntura economia.

E’ un problema di scelte, come detto, scelte politiche. Avere l’orgoglio di scegliere di dedicare tempo e destinare le giuste risorse a chi non si tira indietro quando ci sono vite da salvare pur rischiando la propria o quando c’è da esportare sicurezza in zone di guerra e nel mondo, o se è necessario spalare fango, melma e i peggiori detriti da città alluvionate, terremotate o rese così “sporche” da gente senza scrupoli dedita solo a guadagnare sulla pelle dei cittadini onesti.

Tagliare le pensioni, mandare a casa la gente, aumentare le tasse, accise, autostrade, acqua, elettricità, gas e quant’altro, non c’è bisogno dei grandi economisti o dei professoroni. L’abilità di possedere le più grandi doti manageriali la manifestano gli italiani che riescono nonostante tutto a far quadrare il proprio bilancio familiare. Tra questi ci sono le famiglie degli operatori delle Forze Armate e delle Forze dell’Ordine, è giunta l’ora che il Governo faccia quadrare questi conti senza dover far sentire questa categoria come relitto da esposizione.

 

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