Contratto Forze Armate: Un errore esultare!

Dal 1990 ad oggi gli stipendi italiani sono diminuiti anziché aumentare. L’Italia fanalino di coda dell’Unione Europea, adesso serve una svolta seria! 

Roma 16 giugno 2022 – Il centro studi Sideweb ha effettuato un’analisi elaborando i dati OCSE sugli stipendi medi dell’intera Unione Europea partendo dall’anno 1990. Il risultato è qualcosa di inimmaginabile, (-1.124 euro in venti anni, -3.424 euro negli ultimi 10 anni) rispetto ai paesi Europei. L’Italia è il peggior paese in UE per stipendi medi; ultimi anche per stipendi più bassi e per stipendi più alti.

Il blocco degli aumenti ci rende ultimi in Europa

Un esempio da poter prendere in esame: il settore pubblico in genere, ma nello specifico ci riferiamo al personale dei Comparti Difesa e Sicurezza, per oltre 10 anni ha subito il blocco degli aumenti dei salari, fermando così l’adeguamento degli stipendi. Ad oggi non sono più in linea con il costo della vita e soprattutto non sono in linea con gli altri paesi dell’Unione Europea. Contribuendo così a farci cadere all’ultimo posto in questa particolare classifica.

Il recente contratto per il personale non dirigente delle Forze Armate e Forze di Polizia, pubblicato in Gazzetta Ufficiale numero 126 del 31 maggio 2022, con entrata in vigore dal 15 giugno 2022; nel momento in cui trova la sua piena attuazione, alla luce dei dati ricavati dalla banca dati OCSE non porta aumenti tali da equilibrare i salari medi agli standard europei. Solo per queste categorie di lavoratori restiamo ancora ultimi in Europa e sotto la Media OCSE; quindi, c’è poco da festeggiare.

La classifica degli stipendi medi in Unione Europa

Di seguito proponiamo una tabella in cui sono stati raccolti i dati dei Paesi UE con riferimento iniziale all’anno della loro adesione alla Comunità. I valori finali rappresentano la differenza tra la media del valore del primo anno considerato e disponibile nella banca dati OCSE. Per molti paesi corrisponde all’anno 1990, per altri invece sono successivi. Tutti i valori sono riportati in ordine decrescente e la tabella si completa all’ultimo rigo con la media OCSE.

PaeseAnno Inizio 1990Valore Medio Anno InizioAnno Fine 2020Valore Medio Anno FineDifferenza
Islanda19904069520206748826793
Norvegia19903194220205577923837
Irlanda19902666420204947322809
Lituania19971041520203181021395
Estonia19971058220203072020138
Lettonia19971040020202987619476
Lussemburgo19904763820206585418216
Svezia19902883920204702018181
Slovenia19952448620204144516959
Danimarca19904212120205842916308
Polonia19951655620203252715971
Repubblica Ceca19951407220202988415812
Regno Unito19903267520204714714472
Germania19914019020205374413554
Repubblica Slovacca19941028620202361813332
Finlandia19903508520204622911144
Belgio19904327120205432611055
Francia19903477920204558010801
Ungheria19951471620202540810692
Austria19904255120205313110580
Paesi Bassi (Olanda)1990509482020588277879
Grecia1995208532020272076354
Portogallo1995249922020284103418
Spagna1990357142020379222208
Italia199038893202037769-1124
OECD Media19903694120204916512224

Dalla tabella precedente ne consegue il grafico sotto:

Grafico da tabella

Ultimi comunque dal 2010

Per i dati proposti, è doverosa una precisazione: l’Italia prima dell’entrata in vigore della Moneta Unica, poteva vantare aumenti medi dei salari costanti ed in linea con il costo della vita. Successivamente all’adesione all’euro le retribuzioni medie sono aumentate fino al 2010 e da quel momento in poi i salari hanno visto un calo vertiginoso. Come si nota dal Grafico sottostante:

Grafico  studio stipendi

Da un differente punto di vista, analizziamo i dati prendendo due valore del grafico, massimo valore anno 2010 e minimo valore anno 2020.

Quindi, se avessimo preso in esame quindi i valori partendo dall’anno 2010 e come termine la fine del successivo decennio, il valore finale sarebbe stato sempre negativo, ma con maggiore incidenza:

Valore OCSE stipendi medi anno 2010 Italia: 41.193

Valore OCSE stipendi medi anno 2020 Italia: 37.769

Differenza dei valori (2010-2020) Italia: –3.424

Come si nota, dal 2010 al 2020 la differenza è bensì tre volte superiore all’intero periodo esaminato. In un solo decennio il potere d’acquisto dei lavoratori italiani ha subito una brusca frenata.

Si confida che nei prossimi tempi, quando saranno aperti nuovamente i tavoli della negoziazione, ci sia maggiore rispetto per i lavoratore. Sia considerato al punto da dare il giusto peso alle richieste delle parti sociali (Sindacati) che rappresentano i lavoratori al fine di adeguare gli aumenti di stipendio in modo che le retribuzioni recuperino quella differenza persa negli ultimi venti anni ma in particolare nell’ultimo decennio.

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