Cronaca: Intervista al fotoreporter Gabriele Micalizzi

Roma, 23 Feb 2019 – (Pubblichiamo un estratto della seguente intervista da leggere nella sua completezza collegandosi al link indicato a fine paragrafo) – di Fausto Biloslavo – Leggiamo di seguito. – Il volto segnato dalle ferite, la mano fasciata e schegge dappertutto, ma forte e ottimista come sempre. Il fotoreporter Gabriele Micalizzi, ricoverato all’ospedale milanese San Raffaele, racconta come è sopravvissuto ad un razzo.

Rpg lanciato dalle bandiere nere nell’ultima sacca dello Stato islamico nella Siria sud orientale.

       

Cosa ricordi del momento in cui sei stato colpito? «Il fruscio mortale dell’Rpg. Ho capito subito che era un razzo dal rumore metallico che fende l’aria. Il combattente curdo davanti a me è stato colpito in pieno. L’ho visto esplodere in mille pezzi. Poi ricordo il colore giallo dell’esplosione, che mi ha scaraventato a terra come un lancio di dadi. Vedevo il cielo. Il primo pensiero è stato: porca tro…, mi hanno preso».

E poi? «Non riuscivo ad alzarmi e a muovermi. Ero convinto che sarei morto. Mi sono toccato per primo il braccio sinistro dove c’era un buco. Ci ho infilato dentro il dito. Poi l’occhio sinistro, che era molle come se fosse un uovo à la coque. Cominciavo a vedere sempre meno. La faccia era piena di sangue, ma non sentivo dolore».

Pensavi veramente di non farcela? «Uno, due, tre minuti…, mi sono chiesto: quanto tempo ci vuole per morire? Ad un certo punto mi sento tirare su dai combattenti curdi. Non riuscivo ad appoggiarmi sulle gambe. Mi hanno trascinato di sotto per caricarmi sul blindato. Volevo fumare l’ultima sigaretta. Ho cercato di prendere il pacchetto nella tasca dei pantaloni, ma le dita della mano erano maciullate». L’intervista completa prosegue qui >>> http://www.ilgiornale.it/news/cronache/intervista-esclusiva-fotografo-micalizzi-1648906.html

 

 

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