LETTERA APERTA AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO RENZI – IL SOLDATO CARMELO

palazzo-chigi-roma-20022014Roma, 09 Dic 2015 – Riceviamo e pubblichiamo un contributo di pensiero indirizzato al Presidente del Consiglio, da parte di Marco Votano.

Illustre Presidente del Consiglio,

Il mio nome è Marco VOTANO, Le scrivo da privato cittadino perché le voglio raccontare la “singolare” storia del soldato Carmelo.

Carmelo è un militare, un Volontario in Ferma Prefissata. Una categoria che da sempre ha avuto uno status giuridico a “diverso” rispetto alle altre categorie di lavoratori pubblici e privati, sicché il suo trattamento economico e normativo ha seguito un percorso nettamente diverso e originale e questo come si può ben capire comporta sacrificio.

Chi sceglie il mestiere delle armi “antico quanto quello dei sacerdoti”, è consapevole che può essere allontanato dai suoi cari, dal contesto dove è cresciuto, che non fa un mestiere come un altro bensì una vera e ragionata scelta di vita.
Carmelo si è arruolato mediante un concorso pubblico, assunto a tempo determinato come V.F.P. 1 guadagna circa 850 euro al mese per un anno, dopo potrà chiedere una rafferma per uno due tre anni. Terminato questo periodo è congedato. Molti come Carmelo ricominciano il circuito fino a che l’età glielo consente, altri non cela fanno per mancanza di posto ed il sogno di indossare una divisa svanisce.

Carmelo non percepisce la tredicesima, lo straordinario, non recupera le ore di servizio che svolge oltre il normale orario, non ha diritto alle 150 ore retribuite per il diritto allo studio, non percepisce indennità di trasferta. Costa poco il soldato Carmelo! Pur svolgendo spesso i servizi più disagiati, e quando viene suo malgrado congedato non ha diritto neanche all’assegno di disoccupazione.

Il V.F.P. 1 “pluri-raffermato” Carmelo però si trova adesso in un’età in cui inizia a fare il bilancio della propria vita, senza avere mai avuto un lavoro stabile, soltanto lavori a termine, con prospettiva di lasciare l’impiego per raggiunti limiti di età senza aspettative occupazionali per il futuro poiché sa bene che per lui le misure di inserimento nel mondo del lavoro sono a dir poco insufficienti.

Sa bene che sarà sostituito da un altro od un’altra giovane, pronta o pronto a riporre fiducia sulle proprie capacità, sognando di cucirsi addosso quella divisa che rappresenta per un militare abnegazione e spirito di sacrificio per il proprio Paese, pronti a difendere ogni giorno, anche lontani dalla propria Patria gli ideali di libertà e democrazia, ma proprio come Carmelo, per la maggioranza di loro, non vi sarà opportunità di restare, e tutto ciò che avranno imparato, tutto quello che lo Stato avrà investito su di loro per renderli “militari professionisti” svanirà.

Stamane ho incrociato Carmelo, tornava da una missione da uno di quei centri di accoglienza presenti nel nostro territorio, mi ha stretto la mano dicendomi che la settimana seguente sarebbe stato congedato. Nel salutarmi mi ha rivolto una semplice domanda alla quale io ho cercato di dare una risposta, ma la verità è che la risposta non la conoscevo nemmeno io.
Mi ha detto che lui capiva, capiva che non ci può essere spazio per tutti, sapeva che sono anni che per scelte politiche si tagliano fondi e posti di lavoro nelle forze armate però non comprendeva perché, dopo aver servito la patria per anni lo mandassimo via così, senza una buona uscita, senza un minimo di ammortizzatori sociali, mi raccontava dei suoi cugini, uno lavoratore agricolo e l’altro cameriere in un villaggio turistico, fortunati loro, quando terminano la stagione “lo Stato”, giustamente, gli riconosce la cassa integrazione.

Io l’ho subito corretto Signor Presidente, gli ho spiegato che adesso si chiama NASPI e che è stata rinnovata proprio dal suo Governo, gli ho detto anche che i militari in servizio temporaneo non sono forniti di rapporto di impiego e prestano servizio attivo in relazione alla durata della rispettiva ferma”, e che la mancanza di un rapporto di impiego non consente l’iscrizione alla “Gestione unitaria delle prestazioni creditizie e sociali” e che pertanto non può essere versato il relativo contributo pari allo 0,35% della retribuzione inibendo quindi l’accesso alle prestazioni di carattere creditizio e sociale previste.

Quello che non ho saputo spiegare però è il perché, perché non fosse stata prevista anche per i giovani precari delle Forze Armate.

Lei illustrissimo Presidente e della classe 75, la stessa della mia, noi siamo stati fortunati a non conoscere la grande guerra o la seconda guerra mondiale, però possiamo ricordare il clima che si respirava all’inizio degli anni ottanta, gli anni del terrorismo, gli anni di piombo. Possiamo ricordare gli anni delle stragi della mia Palermo, l’operazione vespri siciliani. I tempi sono cambiati, forse, le esigenze pure, certamente, ma Carmelo è sempre lì, c’è sempre stato e ci sarà sempre per il suo Paese e secondo me sarebbe il caso di dedicare un po’ più di attenzione a questo ragazzo. Lui non verrà mai a lamentarsi con Lei, non è nel suo costume. Le renderà sempre il saluto e gli onori quando lo incrocerà a Palazzo o fra le “strade sicure” della Capitale, ma lui, Carmelo, è un servitore dello stato è merita un trattamento quanto mai simile agli altri lavorati italiani, ancorché giovani e con un futuro ancora incerto.

Marco Votano