Maresciallo Campione del mondo coinvolto in un procedimento penale. L’avvocato Baccaro ci scrive. L’ENNESIMA PRESUNZIONE DI COLPEVOLEZZA MEDIATICA NEI CONFRONTI DI UN SOTTUFFICIALE DELL’A.M.

 

Maresciallo Campione del mondo coinvolto in un procedimento penale. L’avvocato Baccaro ci scrive.

L’ENNESIMA PRESUNZIONE DI COLPEVOLEZZA MEDIATICA NEI CONFRONTI DI UN SOTTUFFICIALE DELL’A.M.

bike-1405204Roma, 14 mag 2014 – Negli ultimi giorni, su diverse testate giornalistiche tradizionali ed on-line, locali e nazionali, si è fatto un gran parlare della vicenda penale che vede coinvolto un Sottufficiale dell’A.M. con i soliti titoli a caratteri cubitali così formulati: ”E’ in malattia ma vince i campionati del mondo di mountain bike”, “Maresciallo si fingeva zoppo e malato ma vince i campionati del mondo di mountain bike” ed altri di pari tenore (sicuramente ancora disponibili in rete e quindi di facile riscontro), alcuni riportanti addirittura una sospensione dal servizio mai eseguita, titoli peraltro perfettamente in linea con i relativi articoli.
A tal riguardo, va altresì rilevato che non sono mancati articoli che han dato voce alla versione dei fatti del Sottufficiale, ossia che non vi è stata alcuna simulazione di infermità e conseguente truffa militare, ciò per il semplice motivo che una patologia alla gamba c’era ed era pure documentata da altri medici; che non vi è mai stata alcuna zoppia, tant’è che nel certificato del medico militare nulla risulta riportato in tal senso; che, quanto all’intervento chirurgico al quale il Maresciallo avrebbe dovuto sottoporsi e di cui tanto si parla, vi è una prescrizione da parte di un medico specialista e non, invece, un riferito in tal senso da parte del Sottufficiale stesso; che il campionato non si è svolto in 15 giorni (non si trattava di una gara a tappe) e quindi per tutta la durata della convalescenza, bensì in un solo giorno, peraltro di domenica, ossia in un giorno in cui il militare è libero dal servizio; che, quanto agli allenamenti intensi citati qua e là, tesi a voler “per forza” condannare eticamente la figura del militare, trattasi solo di congetture e presunzioni giornalistiche, posto che non vi è alcuna prova in tal senso; che, se il Sottufficiale avesse voluto ordire quanto gli viene contestato, non si sarebbe di certo recato dal medico militare per farsi prescrivere dei giorni di malattia, posto che nessuno gli avrebbe negato giorni di licenza, così come è evidente che in tal caso si sarebbe piuttosto recato da altri medici esterni (come previsto); allo stesso modo non avrebbe di certo rilasciato interviste su vari quotidiani dopo la vittoria del campionato, o postato le sue foto sui vari social network, finanche dicendo senza mezzi termini di appartenere orgogliosamente all’A.M..
Orbene, con quanto precede, non si vuol certo svolgere una difesa in questa sede del Sottufficiale imputato atteso che ogni attività defensionale tecnica si deve svolgere nelle opportune sedi. Si vuole solo porre a confronto quella che è la realtà in voce del Sottufficiale rispetto a quanto riportato dalla stampa, ciò anche al fine di revocare in dubbio la purtroppo diffusa tendenza a colpevolizzare una persona coinvolta in un processo penale appena avviato, con l’auspicio che si legga magari “e se le cose non stanno nei termini riportati dai giornali ovvero così come vengono contestate dall’Autorità Giudiziaria?”, nel senso quindi di attendere l’esito del processo prima di lasciarsi andare a giudizi affrettati, ciò in ragione della presunzione di innocenza prevista dalla nostra Costituzione; ed ancora, di trovare singolare che già si parli di sospensione dal servizio o addirittura di perdita del posto di lavoro per un fatto del genere quando sappiamo benissimo che per fatti molto più gravi, persino in eventi in cui è anche scappato il morto, non è stata mai disposta la sospensione precauzionale dall’impiego e nemmeno la perdita del posto di lavoro.
Insomma, ciò che suscita rammarico è che, nel caso di specie, non ci sia stata una parola di solidarietà da parte dei Vertici Militari o dello stesso Ministro della Difesa, quantomeno per manifestare che nel dubbio ed in virtù dei principi costituzionali ora accennati si è dalla parte del proprio personale, così come di solito è avvenuto in casi del genere caratterizzati da un certo clamore mediatico, fermo sempre restando l’impegno di tutti nel chiarire ogni aspetto della vicenda senza che si faccia alcuno sconto e/o ostacoli la ricerca della verità. Ed a questo proposito, sono noti a tutti gli interventi dei Vertici Istituzionali, dei Sindacati o della politica tutta a difesa, ad esempio, degli agenti di polizia rimasti coinvolti in note vicende di cronaca, interventi peraltro utili per tutelare l’immagine ed il decoro della Corpo o Forza Armata di appartenenza in attesa dell’accertamento dei fatti.

L’auspicio è, quindi, quello che ognuno di noi rifletta prima di pronunciare sentenze di colpevolezza al di fuori di quelle che sono le sedi canoniche, tenendo a mente il fatto che, ad essere coinvolta, è sempre una persona, un essere umano, nel caso di specie anche un militare con una brillante carriera, con tutte le fragilità che a quel punto gli appartengono, e che, in vicende del genere, una parola di solidarietà o di conforto è sempre gradita.
Per concludere, un ultimo augurio non può non essere quello, in presenza di definizione positiva della vicenda penale, che si possa avere lo stesso clamore mediatico dei giorni passati, ciò non solo nell’interesse del Sottufficiale e della sua famiglia, bensì e, soprattutto, della Forza Armata di appartenenza.