La condizione militare: settima parte. Provvedimento attuativo della legge delega n° 244/2012

 

gazzetta-ufficiale-13012014Roma, 16 apr 2014 – Prima di focalizzare l’attenzione sul cosiddetto blocco stipendiale, che sta creando un inevitabile malcontento tra il personale militare, vorrei mettere in luce alcuni aspetti positivi contenuti nel provvedimento attuativo della legge delega n°244/2012. Innanzitutto, mi preme sottolineare la circostanza che gli Stati Maggiori hanno studiato, definito e portato avanti con coraggio e con la massima professionalità una riduzione delle proprie dotazioni organiche che non trova riscontro in nessun altra amministrazione. Non è stato certamente facile infatti realizzare un provvedimento tanto articolato e complesso, perché si è trattato di tagliare ben 40 mila posizioni organiche del personale militare e 10 mila del personale civile, individuando istituti idonei a gestire gli esuberi, armonizzando le norme del codice dell’ordinamento militare ed adottando correlati interventi normativi per non incidere troppo negativamente sull’armonico sviluppo delle carriere. Onore al merito dunque alla Difesa che ha saputo far fronte in maniera eccellente a queste esigenze. Ciò premesso, passiamo ad esaminare gli aspetti positivi del testo, tenendo tuttavia presente che quelli negativi, di cui abbiamo già parlato e parleremo ancora, sono sicuramente la maggioranza. Il primo aspetto positivo riguarda la possibilità da parte del personale non dirigente (Tenenti Colonnelli e Marescialli soprattutto) di utilizzare l’istituto dell’ARQ a domanda, fermo restando il possesso dei requisiti per l’accesso a pensione. Un altro aspetto positivo è la possibilità per i Volontari meritevoli di contrarre un ulteriore periodo di rafferma oltre a quella già prevista. Ed ancora, il riconoscimento da parte del mondo del lavoro dei corsi di formazione e di perfezionamento seguiti dai graduati e Volontari, delle patenti militari e del servizio svolto quale requisito per ottenere la qualifica di guardia giurata.

L’articolo continua qui >>>