Quattro anni di ritardi e decine di morti per non dire “avete ragione”. Per questo è morto il capitano La Rosa

linceRoma, 17.6.2013 – La morte del maggiore La Rosa non ha semplicemente sollevato nuovamente la discussione sul perché siamo in Afghanistan e se non sarebbe il caso di ritirarsi, come è ormai d’uso ogni volta che muore un militare italiano impegnato nelle missioni di guerra volute dal Parlamento, ma ha posto, semmai ve ne fosse ancora il bisogno, il problema della sicurezza dei mezzi e delle dotazioni usate nelle zone di combattimento. Come al solito devo constatare che quelli che oggi si interrogano sulle cause della morte di La Rosa hanno la memoria corta e non ricordano che già nel settembre del 2009, assieme ai parlamentari radicali, avevo sollevato il problema della sicurezza della “ralla”.

Lo scorso 31 gennaio 2011 il Ministro della difesa, rispondendo a una interrogazione presentata dal deputato radicale Maurizio Turco già nell’ottobre del 2009 (4/04607), riferendosi proprio alle torrette remotizzate che avrebbero potuto salvare molte vite, aveva assicurato che “al momento si prevede la consegna di queste torrette a partire dal mese di novembre/dicembre 2010, con successiva immissione nel teatro afgano presumibilmente nei primi mesi del 2011”. In questi giorni la morte dell’ennesimo militare in servizio a bordo di un Lince ha costretto la Difesa a rivelare quanto è stato fatto fino ad oggi dopo la puntuale risposta del Ministro. Una nota di agenzia dello scorso 13 giugno rivela che “Entro l’estate saranno operativi in Afghanistan 60 blindati Lince dotati di torretta remotizzata, ovvero guidata dall’interno con joystick e visori computerizzati puntati sulla mitragliatrice.”.

Lo hanno riferito all’Adnkronos fonti militari che precisano: “Sono dieci i blindati che montano le torrette remotizzate attualmente in attività in Afghanistan nell’ambito dell’operazione multinazionale Isaf. Altri dieci mezzi sono in via di immissione nel ‘teatro operativo’ afghano, venti sono in fase di collaudo ed altri venti sono in fase di montaggio e verranno completati nelle prossime settimane.”. Inoltre, le medesime fonti hanno rivelato all’agenzia di stampa che: “La torretta “remotizzata” assicura però una visibilità minore rispetto ai blindati tradizionali, dal momento che è capitato spesso che il “rallista” si sia accorto di un possibile ordigno piazzato ai lati delle strade. È presumibile quindi che, a regime, si adotterà un dispositivo “misto” con mezzi diversamente equipaggiati”.

Eppure quando il problema “torretta remotizzata” fu sollevato in Parlamento dalla pattuglia dei deputati radicali gli esperti tecnici della difesa risposero che quelle già acquistate nel 2002 non potevano essere utilizzate in quanto non garantivano una ampia visibilità della zona circostante al mezzo. Ora la ridotta visibilità sembra non essere più un impedimento e le torrette verranno installate sui Lince. Questa soluzione poteva essere adottata fin dal lontano luglio 2009 e si sarebbero potute evitare molte inutili morti tra i militari italiani. È il caso di dire che quando si tratta della sicurezza dei militari “l’urgenza” lascia il tempo che trova e per questo motivo mi sembra necessario che la Procura militare accerti le eventuali responsabilità nel ritardo della fornitura delle 81 torrette remotizzate acquistate dalla Difesa già nell’agosto del 2009 per un importo di 15,8 milioni di euro e, in ogni caso, per quale motivo non siano state impiegate le 20 torrette remotizzate già a disposizione della Forza armata fin dal 2002 ma che, nel 2009, risultavano essere invece inutilizzate presso lo stabilimento militare Munizionamento terrestre – sez. staccata Santa Severa – Roma.

Luca Marco Comellini

Fonte: http://notizie.tiscali.it

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