Sigonella, la base militare Usa diventa strategica nella lotta al terrorismo In arrivo 200 marine da impiegare in Libia. Che trasformano la fortezza siciliana da punto di appoggio a presidio avanzato. L’Italia diventa un presidio avanzato nella guerra totale contro il terrorismo

 

sigonella-08062013Roma, 8 giu 2013 – Sono pronti ad assistere il commando nelle missioni di attacco in Libia, Siria e nell’Africa sub sahariana, lungo una fascia che taglia orizzontalmente il continente, dal Senegal all’Eritrera, passando per Mauritania, Niger, Mali e Sudan. Per poi tornare a casa. Subito.

       

SIGONELLA CAMBIA VOLTO. La nuova casa dei marine americani incaricati di “combattere il terrorismo” si trova in Italia, nella base militare di Sigonella, in teoria sotto comando italiano ma di fatto in mano alle forze Usa sin dal 1959.

In queste settimane, la fortezza a stelle e strisce impiantata in Sicilia sta cambiando volto, ruolo e funzioni.
Da punto di appoggio e partenza di azioni aeronavali per la potente sesta flotta americana, in passato impegnata a contrastare le forze sovietiche, si sta trasformando in una base logistica e di appoggio per le forze speciali che, di volta in volta, dovranno uccidere un presunto leader di al Qaeda, far saltare un bunker nemico, oppure liberare eventuali ostaggi (in gergo operazioni di “estrazione”) catturati da gruppi paramilitari in Africa.

IN ARRIVO 200 MILITARI. La svolta strategica decisa da Washington per il nostro Paese si completerà con l’arrivo a Sigonella di 200 militari della Special purpose marine air-ground task force, unità specializzata nelle azioni di “basso profilo” da eseguire in territorio ostile.

Assieme alle forze speciali, Sigonella ospiterà anche i ricognitori robot (senza equipaggio e pilotati da terra) chiamati Global Hawk, ufficialmente disarmati, almeno nella versione dislocata in Sicilia: ma non si può escludere, come avvenuto per i droni Predator, che nei prossimi mesi arrivi anche un modello in grado di lanciare missili e bombe sugli obiettivi nemici.

 

L’Italia diventa un presidio avanzato nella guerra totale contro il terrorismo

 

Il governo italiano, prima con Silvio Berlusconi, poi con Mario Monti e ora con Enrico Letta, ha tenuto nei suoi cassetti per quasi due anni il via libera dato agli Usa per modificare il ruolo bellico dell’Italia: da “portaerei” contro il Patto di Varsavia a presidio avanzato nella guerra globale contro il terrorismo.

DUE ANNI DI RITARDO. Nel rapporto su Sigonella che il Cesi, Centro studi internazionali, ha realizzato e diffuso in questi giorni in collaborazione con l’Osservatorio di politica internazionale di Camera, Senato e Farnesina, si legge infatti che «l’autorizzazione allo schieramento di questa unità è stata ottenuta a livello politico nel 2011».
Eppure, soltanto il 16 maggio, il ministro Emma Bonino ha annunciato alle Commissioni esteri del Parlamento l’arrivo dei marine e il nuovo ruolo della base. Eppure, già dal gennaio del 2012, gli organi di stampa americani spiegavano ai loro lettori che presto il volto delle forze Usa in Italia sarebbe cambiato.

LIBIA NEL MIRINO. Le aree di intervento di queste forze speciali, che secondo fonti militari Usa dovrebbe presto passare da 200 ad almeno 500 unità, riguardano in primo luogo i Paesi della sponda Sud del Mediterraneo. La guerra contro Muammar Gheddafi del 2011 non ha certo risolto i problemi della Libia, ma li ha anzi aggravati, gettando il Paese nordafricano in un sanguinoso caos di cui non si vede l’uscita.

L’ambasciatore americano è stato ucciso in un attentato a Bengasi, mentre migliaia e migliaia di lavoratori stranieri (soprattutto provenienti dall’Africa sub sahariana) rifugiati in Italia raccontano come i ribelli, appena preso il potere, abbiano chiuso e devastato le fabbriche in cui erano impiegati, costringendoli a fuggire senza nulla con sé per poter almeno avere salva la vita.

Così gli Usa considerano la Libia a forte rischio per i propri interessi militari ed economici e hanno deciso di schierare i marine e i ricognitori robot in Sicilia per essere pronti a colpire rapidamente, in ogni momento.
ASSISTENZA AI COMMANDO USA. Secondo il ministro Bonino, con la conferma delle note ufficiali del Corpo dei marines Usa, i militari dislocati a Sigonella «non combatteranno», ma dovranno assistere i commando americani in Africa con tutte le attività tecniche di supporto: rifornimenti, comunicazioni, gestione di armi ed esplosivi, intelligence.

In questo piano strategico, maturato negli anni al Pentagono e alla casa Bianca e poi comunicato ai governi italiani, ha un ruolo centrale anche Vicenza, dove il raddoppio della caserma Ederle e l’uso dell’aeroporto Dal Molin sono inseriti nel nuovo comando Usa in Veneto chiamato Africom, perché ha proprio il compito di coordinare le operazioni militari in Africa.

VICENZA RESTA CRUCIALE. Qui ha sede poi la 173esima Brigata aerotrasportata americana che proprio da Vicenza parte per compiere azioni di guerra anche in Afghanistan e che ha celebrato la memoria dei suoi caduti in questo interminabile conflitto.

Vicenza resta cruciale anche per la turbolenta area balcanica: le basi della Ederle e di Longare (dove ha sede lo spionaggio militare con sofisticate apparecchiature nascoste dentro un tunnel) durante le guerre degli Anni ’90 nella ex Jugoslavia hanno diretto le operazioni di attacco e, in caso di nuove crisi, sono pronte a svolgere ancora il medesimo ruolo. Fonte: http://www.lettera43.it – 23/5/2013

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